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Dante Alighieri

Letteratura e teatro
Sandro Botticelli, Ritratto di Dante (1495 ca.). Fonte: Wikimedia Commons
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Tutte le vicende d’Italia, linguistiche, culturali e politiche, sono rimaste segnate dall’opera di Dante. Con il suo nome, innanzi tutto, il nome d’Italia si è fatto conoscere nel mondo.

 

Già nella raccolta di poesie giovanili della Vita Nova, Dante esprime chiaramente la necessità di una lingua letteraria che andasse al di là dei singoli volgari italiani: la “lingua del sì”; questa idea verrà elaborata nel Convivio e quindi definita nel trattato De vulgari eloquentia, all’interno di una visione che abbraccia l’intera Europa.

 

La Commedia rappresenta l’attuazione concreta di questo pensiero e diventa anche occasione per lanciare l’idea dell’Italia come entità politica da ricostruire.

 

I canti del poema cominciano a diffondersi ovunque via via che escono dalla penna del suo autore e «tutta l’Italia sembra dar l’assalto, con un esercito di copisti, alla Commedia; in realtà ne è assalita e sconvolta» (così nelle parole del filologo e linguista Ignazio Baldelli, 1922-2008).

 

Con Dante la lingua italiana inizia ad affermarsi rapidamente al di sopra delle varietà di tradizioni linguistiche e culturali esistenti: già nel 1332, secondo il trattatista padovano Antonio da Tempo, il toscano letterario ha il primato assoluto tra i volgari d’Italia. L’opera di Dante, sostenuta dalla fortuna del Canzoniere di Petrarca e del Decameron di Boccaccio, farà sì che la lingua italiana si collochi a pieno titolo accanto alle altre grandi lingue nazionali, nonostante l’assenza di un’unità politica.

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