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Ludovico Ariosto

Letteratura e teatro
Tiziano Vecellio, Ritratto di Ariosto (presunto), 1510. Fonte: Wikimedia Commons
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Ludovico Ariosto (Reggio Emilia 1474 - Ferrara 1533) deve la sua fama all’Orlando furioso, il poema in cui racconta in modo completamente nuovo le antiche vicende del mondo cavalleresco. Ariosto attinge temi e personaggi dalla tradizione – gli scrittori classici, i cantari del Medioevo e soprattutto il Boiardo – ma cambia totalmente la prospettiva: i paladini e i cavalieri erranti non rappresentano più un modello ideale e lontano, ma rispecchiano la realtà attuale, la varietà della natura umana, con le sue grandezze e le sue miserie.

 

La novità di quest’opera, il suo tratto innovativo, sta nell’aver mantenuto i personaggi in una dimensione fantastica aperta a mille invenzioni e colpi di scena, e nello stesso tempo nell’aver fatto di loro figure che riflettono aspetti universali della natura umana, indipendenti dall’età, dal sesso, dalla fede religiosa. Sentimenti positivi come l’amore, l’onore, l’eroismo, si intrecciano con quelli negativi come la ferocia la viltà, il tradimento e si manifestano nei pagani come nei cristiani, nelle donne come nei cavalier. Ad Ariosto interessa ogni manifestazione umana, ogni passione, senza privilegiarne o enfatizzarne una in particolare. Questa nuova visione del mondo – rappresentata attraverso personaggi e vicende che appartengono all’età dei cavalieri antichi – lontanissima dagli ideali assoluti del medioevo, priva di moralismo e di retorica, trova corrispondenza nella particolare natura della narrativa di Ariosto, varia e mobilissima, fondata sulla fluidità dinamica dell’azione e sui mutamenti improvvisi di situazione che si ricompone e trova armonia nell’uso raffinato e sapiente degli artifici di scrittura.

 

[Tratto con adattamenti da: Lanfranco Caretti, La poesia del Furioso, in Ariosto e Tasso, Torino, Einaudi, 1961. Caretti (1915-1995) è stato filologo e critico letterario]

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