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L’"Orlando Furioso": fortuna e diffusione

Letteratura e teatro

L’Orlando Furioso fu subito molto apprezzato, sia a livello popolare sia dagli uomini di cultura, in Italia come all’estero.

 

In Italia

Dopo un primo, eccezionale successo, dovuto alla lingua usata e ai temi trattati, ben noti anche alle persone meno colte, nel Seicento, con la particolare sensibilità religiosa dovuta alla Controriforma, il Furioso va incontro a numerose critiche: al poema di Ariosto, che esalta la magia e il meraviglioso, e che viola l’unità di tempo e di luogo, viene contrapposta la Gerusalemme liberata di Tasso, ricca di insegnamenti morali e cristiani.

Galileo Galilei rimarrà invece un grande sostenitore del Furioso, che definisce magnifico, ricco e mirabile, rispetto al poema gretto, povero e miserabile del Tasso[1].

La riscoperta del Furioso avviene nell’Ottocento, con il Romanticismo, che considera quest’opera moderna e rispondente ai nuovi tempi. Da quel momento il poema di Ariosto avrà sempre grande successo e sarà oggetto di interesse da parte di autori come Italo Calvino e di poeti come Edoardo Sanguineti che ne scrive una riduzione teatrale, poi messa in scena dal regista Luca Ronconi.

 

All’estero

A testimonianza della fortuna del poema di Ariosto stanno, oltre alle numerosissime ristampe, le traduzioni e le imitazioni diffuse fin dal Cinquecento in Inghilterra e soprattutto in Francia e Spagna, dove la lingua italiana era meglio conosciuta ; nel Seicento, il Furioso giunge anche in Olanda e in Germania: nel 1615 ad Anversa viene pubblicata la prima edizione in olandese, nel 1636 a Lipsia esce la prima edizione in tedesco.

La prima traduzione in spagnolo è del 1549, opera del capitano Jeronimo de Urrea. Viene pubblicata ad Anversa e a questa seguiranno altre dodici edizioni apparse a Lione, Venezia, Barcellona, Mediana, Salamanca, Toledo e Bilbao.

In Spagna la conoscenza della lingua italiana è piuttosto diffusa, perciò il Furioso si diffonde anche in lingua originale e fino a tutto il Settecento viene imitato sia nei temi sia nella metrica. Il poeta Bernardo di Balbuena (1561-1627) scrive Bernardo o La Vittoria di Roncisvalle, un poema cavalleresco in ottava rima dove compaiono Orlando, Angelica e altri personaggi del Furioso; Cervantes nel suo Don Chisciotte, affine al Furioso per il tema della pazzia, ricorda molte volte l’opera di Ariosto; Lope de Vega, nel 1586, scrive il poema epico La bellezza di Angelica.

 

In Francia, nel 1554, l’umanista Jean Martin in prosa traduce il Furioso; l’anno successivo Jean Fornier de Montauban pubblica la traduzione in versi dei primi 15 canti e nel 1582, a Lione, Gabriel Chappius fa uscire l’opera completa. In Francia usciranno circa 100 edizioni del poema, quasi tutte in prosa.

La diffusione e il successo del poema di Ariosto sono straordinari: fra gli ammiratori più entusiasti, Perre Ronsard (1524-1585) e i poeti de La Pléiade, lo scrittore Jaean de La Fontaine (1621-1695) che ne riscrive molti episodi e il filosofo Voltaire (1694-1778) che nel suo Dizionario, afferma: - L’Orlando Furioso è insieme l’Iliade, l’Odissea e il Don Chisciotte!

 

A Londra, nel 1591 esce la prima versione inglese in ottava rima, del poeta John Harrington che nella premessa paragona il poema di Ariosto all’Eneide e ne mette in luce gli insegnamenti morali; anche il poeta Edmund Spenser, nella sua opera più famosa, il poema allegorico La regina delle fate 1590), prende a modello per i suoi personaggi alcune figure del Furioso (il mago Atlante per il negromante Arcimago, l’eroina Bradamante per Britomar, che rappresenta la castità).

Il poema viene imitato e adattato per rappresentazioni teatrali. Il periodo di massima fortuna sarà nell’Ottocento, quando Walter Scott dirà di aver tratto ispirazione dal Furioso per le narrazioni intrecciate che caratterizzano il suo Ivanhoe.



[1] Galilei scrive questi giudizi in Considerazioni al Tasso e Postille all’Ariosto.

 

 

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