Cronologia

Il padre ferroviere

1908

23 luglio 1908 РElio Vittorini nasce a Siracusa da padre ferroviere. Durante la sua adolescenza inquieta fugge spesso da casa utilizzando i biglietti omaggio a cui avevano diritto i familiari dei dipendenti delle ferrovie. Il viaggio in treno sarà uno dei motivi ricorrenti nelle sue opere. Non porta a termine gli studi ma legge moltissimo e costruisce da autodidatta la sua cultura.

Al nord

1924 - 1926

Si trasferisce al Nord, dove lavora per alcuni anni come operaio. Nel frattempo collabora alla rivista La conquista dello stato di Curzio Malaparte.

Il matrimonio

1927 - 1928

Sposa Rosa Quasimodo, sorella del poeta Salvatore Quasimodo; ha da lei un figlio chiamato Giusto Curzio, in omaggio a Malaparte. Collabora a giornali importanti come Il Mattino (ancora attivo, fondato a Napoli nel 1892 dal poeta Eduardo Scarfoglio e dalla scrittrice Matilde Serao) e Il Lavoro fascista. Legge le opere di Gide, Joyce e Kafka.

Un articolo che desta scalpore

1929

Scrive l'articolo Scarico di coscienza, pubblicato sulla rivista Italia letteraria diretta da Giovanni Battista Angioletti e Curzio Malaparte. Nell'articolo Vittorini accusa di provincialismo la cultura italiana, suscitando grande scalpore.

A Firenze

1930

Si trasferisce a Firenze, dove diventa segretario di redazione di Solaria, una piccola rivista fiorentina e correttore di bozze per il quotidiano La Nazione. Qui, con l'aiuto del tipografo Chiari, inizia a studiare la lingua inglese su una copia del Robinson Crusoe di Daniel Defoe.

I primi racconti

1931

Collabora al Bargello, la rivista letteraria organo della federazione del Fascio fiorentino, fondata da Alessandro Pavolini. Su Solaria escono i suoi primi racconti, che verranno poi raccolti nel volume Piccola borghesia, pubblicato nel 1931.

Il primo romanzo

1933

Pubblica a puntate su Solaria il suo primo romanzo dal titolo Il garofano rosso e traduce per Mondadori il romanzo di Lawrence Il purosangue[1].



[1] Vittorini traduce per Mondadori molti romanzi dello scrittore inglese David Herbert Lawrence: Il purosangue (1933), La vergine e lo zingaro e altri racconti (1935), Il serpente piumato (1935), Pagine di viaggio (1938). Lawrence deve la sua fama al romanzo L'amante di Lady Chatterley che compone nel 1928, in Toscana. Il libro, pubblicato per la prima volta a Firenze, venne bollato come osceno per i riferimenti sessuali troppo espliciti e per il tema trattato: l' amore fra una donna sposata appartenente alla buona borghesia inglese e un guardiacaccia.

Le traduzioni

1934

A causa di un'intossicazione da piombo è costretto a lasciare il lavoro di correttore di bozze e a dedicarsi alle traduzioni.

Si schiera contro Francisco Franco

1936

1936 – Inizia a scrivere il romanzo Erica e i suoi fratelli ma ne interrompe la stesura con lo scoppio della guerra di Spagna per dare inizio a Conversazione in Sicilia. Si schiera dalla parte dei repubblicani spagnoli e pubblica un articolo contro Francisco Franco, comandante delle forze nazionaliste. Viene espulso dal Partito Fascista.

A Milano

1938

Si trasferisce a Milano, dove lavora presso la casa editrice Bompiani. Intensifica la sua attività di traduttore e cura Americana, l'antologia di scrittori statunitensi a cui collaborano anche Eugenio Montale e Cesare Pavese; le sue note critiche provocano il sequestro dell'antologia da parte della censura fascista.

Nella Resistenza

1940

Durante la guerra si avvicina al Partito Comunista Italiano (P.C.I.) e si dedica alla stampa clandestina. Viene arrestato e rimane in carcere a San Vittore per un breve periodo. Tornato libero, entra a far parte della Resistenza.

Fuga a Milano

1944

Mentre sta organizzando uno sciopero generale a Firenze viene identificato dalla polizia tedesca e e per evitare la cattura è costretto a tornare a Milano e a rifugiarsi in montagna. Qui, fra la primavera e l'autunno, scrive Uomini e no.

Fonda "Il Politecnico"

1945

Al termine della guerra dirige per alcuni mesi L'Unità di Milano e fonda la rivista Politecnico. Sulle pagine della rivista Vittorini inizia a riflettere sulle responsabilità della cultura riguardo all'avvento del fascismo e agli orrori della guerra.

La chiusura del "Politecnico"

1946 - 1947

Sulle pagine del Politecnico Vittorini continua la sua battaglia ideale per il rinnovamento della cultura affermando con grande energia che gli intellettuali devono essere liberi da ogni ingerenza politica e ideologica.

Le idee di Vittorini provocano la dura reazione dei leader del P.C.I. (Mario Alicata e Palmiro Togliatti) e scatenano una polemica che porterà alla chiusura del Politecnico nel 1947. Escono i romanzi Il Sempione strizza l'occhio al Frejus (1947) e Le donne di Messina (1949).

Lascia il PCI

1951

Lascia il PCI. Dirige per Einaudi la collana I gettoni attraverso la quale far√† conoscere i narratori pi√Ļ importanti della nuova generazione come Fenoglio e Calvino; rifiuter√† per√≤ di pubblicare Il Gattopardo di Tomasi di Lampedusa perch√® la ritiene “un'opera del passato”. Sempre per Einaudi cura le opere di Ariosto, Boccaccio, Goldoni.

Dolori pubblici e privati

1955 - 1957

Muore il figlio Giusto (1955). Escono il romanzo La Garibaldina (1956) e la raccolta di scritti Diario in pubblico (1957). L'invasione dell'Ungheria da parte dell'Unione Sovietica (1956) suscita in Vittorini, una crisi che lo porta a interrompere l'attività di scrittore. Intensifica però il suo impegno culturale nell'editoria.

Fonda "Il Menabò"

1959

Insieme all'amico Italo Calvino fonda la rivista Il Menabò che intende aprire una riflessione sul rapporto fra letteratura e società industriale.

Cinema e libri

1961

Passa a dirigere la Collana di Mondadori La Medusa e scrive la sceneggiatura del film Le città del mondo, che però non verrà realizzato.

Gli ultimi anni

1963 - 1966

Si ammala gravemente. Continua comunque a lavorare con grandissimo impegno: dirige le Collane Nuovi scrittori stranieri (Mondadori) e Nuovo Politecnico (Einaudi). Muore a Milano il 12 febbraio del 1966.