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Trentino e Alto Adige

Varietà dell'italiano

Per tracciare un quadro delle parlate di questo territorio è necessario ripercorrerne, almeno per sommi capi, la storia linguistico-culturale. Se attualmente infatti non si può prescindere dalla unificazione in Regione a Statuto speciale del Trentino-Alto Adige, resta però opportuno descrivere la situazione linguistica tenendo, per quanto possibile, distinte le due aree principali: il Trentino, annesso all’Italia dopo la Prima Guerra mondiale, e l’Alto Adige (Südtirol), con centro principale Bolzano, in cui la lingua indigena è il tedesco che, come tale, si è sviluppato e articolato su più livelli, dallo standard letterario, alla lingua colloquiale, al dialetto. In alcune valli dolomitiche si parla poi il ladino, una lingua romanza, riconosciuta dalla nostra Costituzione tra le lingue di minoranza e custode di una cultura molto forte e compatta dal punto di vista identitario.

 

La differenza fondamentale tra le due aree è rappresentata dalla presenza in Trentino di una base dialettale riconducibile ad altri dialetti italiani settentrionali che ha lasciato tracce nell’italiano regionale attuale; l’Alto Adige costituisce invece un’area a maggioranza alloglotta, per secoli parte del mondo germanico e quindi storicamente germanofona. Con la fine della Prima Guerra mondiale e l’annessione dell’Alto Adige al territorio italiano è iniziata una sorta di reitalianizzazione: un processo che non ha previsto passaggi intermedi e che, per questo, ha portato alla diffusione di una varietà di italiano che molti studiosi hanno riconosciuto come più vicina allo standard italiano, proprio per la minor presenza di influenze dialettali sottostanti. La situazione linguistica attuale prevede due lingue ufficiali, italiano e tedesco affiancate da una terza entità, il ladino, linguisticamente neolatina, ma con un forte radicamento culturale tedesco, parlata in alcune valli dolomitiche.

 

La diversa storia delle due aree che oggi costituiscono la regione (in cui peraltro Bolzano resta Provincia autonoma) ha effetti negli usi linguistici attuali. In Trentino l’italiano regionale trentino, da alcuni studiosi non riconosciuto fino a qualche decennio fa, ma oggi effettivamente presente, è la lingua della comunicazione, con influssi dialettali più o meno marcati al variare del contesto: in situazioni pubbliche i tratti riconducibili al dialetto si limitano al livello fonetico, mentre in situazioni informali, private e familiari, investono anche i livelli morfosintattico e lessicale. Recentemente è stata riaffermata da più voci la specificità della varietà bolzanina, ricondotta, per molti aspetti, a una varietà regionale analoga a quelle di molti altri capoluoghi italiani.

 

L’Alto Adige è un esempio di attuazione del plurilinguismo: sono riconosciute due lingue ufficiali, l’italiano e il tedesco, che godono di un prestigio sostanzialmente paritario, ma la situazione di diglossia riguarda tutte e due le lingue nel rapporto con le rispettive varietà (dal livello standard ai dialetti) che si intrecciano tra loro. Dal 1972 per i cittadini della regione è obbligatorio il patentino di bilinguismo per poter accedere a posti pubblici nella Provincia: nonostante questo, la parte della popolazione di madrelingua italiana oppone ancora notevoli resistenze all’apprendimento del tedesco per timore di perdere i legami più profondi con la cultura tradizionale. La popolazione altoatesina di lingua tedesca appare invece molto più consapevole del valore del bilinguismo: favorita anche dalla persistenza dell’insegnamento scolastico dell’italiano mostra un’ottima padronanza grammaticale dell’italiano, pur mantenendo un ricorso “naturale” e più sicuro al lessico tedesco.

 

Per l’italiano altoatesino la varietà regionale sembra avere forti tendenze di standardizzazione: su un fondamento di matrice settentrionale, le nuove generazioni bilingui usano una varietà di italiano regionale più vicina alla varietà standard dell’italiano. Le prime migrazioni furono infatti venete e trentine, mentre solo dopo la Seconda Guerra mondiale si sono avuti apporti dal centro-sud: questo ha prodotto una varietà regionale di stampo settentrionale a cui anche gli immigrati provenienti da altre regioni si sono largamente uniformati.