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Toscana

Varietà dell'italiano

La storia linguistica della Toscana si differenzia rispetto a quella di tutte le altre regioni italiane per la continuità storica che si è mantenuta tra l’uso quotidiano generalizzato e i testi di lingua che hanno formato la nostra tradizione letteraria. Non c’è stato quindi quel totale scollamento tra lingua parlata e scritta, tra dialetto e lingua, ma un intreccio complesso e molto vario di forme e modi che si ritrova in quella varietà che è, in molte circostanze al tempo stesso, dialetto e lingua.

 

Anche in Toscana, pur in una coincidenza di massima tra confini amministrativi e confini linguistici, bisogna distinguere alcune aree particolari: la Lunigiana con la presenza di dialetti di tipo settentrionale e la zona appenninica confinante con la Romagna in cui dominano le parlate romagnole.

 

Tra le varietà toscane, il fiorentino, che in passato ha esercitato una netta egemonia, oggi non rappresenta l’unico punto di riferimento per l’individuazione dell’italiano regionale; anzi, è forse la parlata con maggiori tendenze dialettizzanti. Proprio questa sua specificità ha indotto studi e analisi dirette che stanno portando alla realizzazione di un Dizionario del fiorentino contemporaneo. Il lessico, soprattutto quello concreto della comunicazione quotidiana, è infatti senza dubbio il settore in cui la tradizione locale resiste di più e dove i tratti regionali possono emergere con maggiore evidenza.

 

Intonazione e pronuncia, pur muovendosi nella direzione della “norma” nazionale (ormai diversa dal toscano), hanno mantenuto e, per certi aspetti rafforzato, le loro caratteristiche: in particolare la spirantizzazione (la tipica pronuncia “aspirata”) di [k], [t], [p] intervocaliche e il passaggio di s postconsonantica a z. Il settore maggiormente censurato resta la morfologia i cui tratti regionalmente connotati tendono a sparire in contesti più formali e sorvegliati.

 

In un sistema in cui italiano e toscano sono largamente coincidenti si avvertono le poche incongruenze: alcune peculiarità, superficialmente lessicali ma che spesso investono anche altri ambiti, riguardano termini che assumono particolari significati in alcune aree specifiche, come ad esempio sempre che a Lucca è usato con il valore di ‘ancora’, o via che nell’aretino ha il significato di ‘via di città’; l’aggettivo/pronome codesto, che investe anche il sistema morfologico della lingua, rimane del tutto “naturale” nell’uso toscano, a fronte della connotazione decisamente letteraria che assume al di fuori della regione.

 

Per quello che riguarda le nuove generazioni, alcune indagini degli ultimi anni, hanno evidenziato il deciso indebolimento dell’uso di voci locali e tradizionali (come desinare per ‘pranzo’, tocco per ‘l’una’, cencio per ‘straccio’), pur persistendo, anche nei più giovani e nei più scolarizzati, una competenza passiva, una disponibilità di queste parole nello strato più profondo della memoria linguistica che riemerge ad ogni nuovo occasionale ascolto.