Cronologia

La nascita

1922

1 marzo 1922 – Beppe Fenoglio (detto Beppe) nasce nella cittadina di Alba, nelle Langhe, una zona del Piemonte coperta di colline[1]. E' il primo di tre figli; il padre Amilcare, di fede socialista, lavora in una macelleria.



[1]Langhe in dialetto piemontese significa colline.

Legge e studia l'inglese

1932 - 1940

La madre Margherita, nonostante le ristrettezze economiche, iscrive il figlio al Liceo Govone di Alba. Beppe legge moltissimo, studia con grande passione la lingua inglese e inizia le prime traduzioni. Ha come insegnante di italiano Leonardo Cocito (impiccato dai tedeschi nel 1944) e come insegnante di storia e filosofia Pietro Chiodi, studioso di Kierkegaard e di Heidegger (deportato in un campo di concentramento): due figure fondamentali nella vita dello scrittore, che li ricorderà nel suo romanzo Il partigiano Jonny.

Deve interrompere gli studi

1940 - 1943

Si iscrive alla facoltà di Lettere presso l'Università di Torino ma viene richiamato alle armi e deve interrompere gli studi. Nel 2005 l'Università di Torino ha conferito a Fenoglio la laurea ad honorem in Lettere alla memoria.

Con i partigiani

1944

Si unisce ai partigiani comunisti delle Brigate Garibaldi, poi passa a quelli autonomi del Primo Gruppo Divisioni Alpine, comandato da Enrico Martini (detto Mauri); con la Divisione, guidata da Piero Balbo, prende parte all'esperienza della Repubblica partigiana di Alba, che descriverà in Racconti della guerra civile.

Scrive e lavora

1945

Alla fine della guerra decide di non riprendere gli studi e di dedicarsi alla sua grande passione: scrivere. Per mantenere se stesso e la famiglia, grazie alla conoscenza dell'inglese, trova lavoro come corrispondente presso un'azienda vinicola di Alba.

I primi racconti e il primo romanzo

1949

Sul bollettino Pesci Rossi di Bompiani pubblica il suo primo racconto, Il trucco, con lo pseudonimo di Giovanni Federico Biamonti; presenta alla casa editrice Einaudi i Racconti della guerra civile e il romanzo La paga del sabato, che ottiene l'apprezzamento di Italo Calvino.

Pubblica con Einaudi

1952 - 1954

Nella collana Einaudi I gettoni diretta da Elio Vittorini pubblica i Racconti della guerra civile con un nuovo titolo: I ventitré giorni della città di Alba (1952); scrive e pubblica La Malora (1954), che Vittorini però non approva del tutto a causa della nuda spietatezza a cui sono ridotti i rapporti umani[1].



[1] Così scrive Vittorini nella quarta di copertina della Malora.

Traduce dall'inglese

1955

Sulla rivista Itinerari compare la sua traduzione di The Rime of the Ancient Mariner del poeta inglese Samuel Taylor Coleridge (1772-1834), con il titolo La ballata del vecchio marinaio.

Vince il Premio Prato

1959 - 1960

Chiude la collaborazione con Einaudi e pubblica nella collana Romanzi Moderni Garzanti il romanzo Primavera di bellezza; che nel 1960 vince il Premio Prato, dedicato alle opere di narrativa sulla Resistenza. Firma con Livio Garzanti un contratto di cinque anni sugli inediti.

Nasce Margherita

1961

Dal matrimonio con Luciana Bombardi nasce Margherita, la sua unica figlia; per lei Fenoglio scrive due raccontini: La favola del nonno e Il bambino che rub√≤ uno scudo. In questo periodo, incoraggiato da Calvino, lavora alla raccolta Racconti del parentado che Einaudi vorrebbe pubblicare col titolo Un giorno di fuoco. La Garzanti per√≤ rivendica i diritti d'autore e la pubblicazione non avr√† luogo; il libro uscir√† dopo la morte dell’autore, nel 1963.

Vince il Premio Alpi Apuane

1962

Vince il premio nazionale Alpi Apuane con il racconto Ma il mio amore è Paco. Mentre si trova a Viareggio per ritirare il premio, accusa un malore. Gli viene diagnosticata una grave forma di tubercolosi, che si rivelerà poi un cancro ai polmoni.

La morte

1963

18 febbraio – Muore all'ospedale di Torino, dopo molte sofferenze: negli ultimi giorni gli era stata praticata la tracheotomia e per comunicare doveva scrivere su foglietti. Lascia incompiuti due romanzi destinati ad avere grande successo: Una questione privata e Il partigiano Johnny, considerato dalla critica il suo capolavoro.