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"Decameron" - I narratori

Letteratura e teatro
John William Waterhouse (1849–1917), A Tale from the Decameron, 1916, olio su te

Nel 1348 Firenze, devastata dalla peste nera, è una città d’abitatori quasi vuota. Un martedì mattina, nella venerabile chiesa di Santa Maria Novella, anch’essa deserta (non essendovi quasi alcuna altra persona) si celebrano li divini ufici in abito lugubre, come richiede quel momento tremendo. Al termine della messa, i pochi presenti si incontrano: sono sette giovani donne tutte l’una all’altra o per amistà o per vicinanza o per parentado congiunte, delle quali niuna il venti e ottesimo anno passato avea né era minor di diciotto, savia ciascuna e di sangue nobile e bella di forma e ornata di costumi e di leggiadra onestà.

 

I nomi delle fanciulle – spesso già utilizzati da Boccaccio in opere precedenti – sono tratti dai testi classici e dalla tradizione letteraria; le etimologie greche o latine, create da Boccaccio stesso, servono a mettere in evidenza la principale caratteristica di ciascuna: Pampinea (la saggia; compare nell’Ameto e nella II° egloga del Bucolicum Carmen), Filomena (che ama il canto; a lei è dedicato il Filostrato ), Neifile (nuova amante; secondo alcuni critici allude allo Stilnuovo e a Dante), Fiammetta (l’ardente, è la donna di cui Boccaccio è innamorato), Elissa (l’altro nome di Didone, l’infelice regina abbandonata da Enea), Lauretta (la donna amata dall’amico Petrarca), Emilia (la lusinghiera; forse una donna fiorentina amata da Boccaccio e protagonista della Teseida, dedicata a Fiammetta).

 

Pampinea, dopo aver descritto lo spettacolo orribile della crudel pestilenza, propone alle amiche un modo per scampare alla morte: trasferirsi in una delle ville di loro proprietà (a’ nostri luoghi) che si trovano nella bellissima campagna intorno a Firenze: Quivi s’odono gli uccelletti cantare, veggionsi verdeggiare i colli e le pianure, e i campi pieni di biade non altramente ondeggiare che il mare.

 

Tutte sono entusiaste dell’idea, ma la saggia (discretissima) Filomena ricorda che noi siam tutte femine mobili, ritrose, sospettose, pusillanime e paurose, perciò per evitare che questa compagnia si dissolva troppo più tosto, occorre, come indispensabile guida, la presenza degli uomini. Inoltre, per evitare noia e scandalo, occorre che questi uomini siano persone conosciute e affidabili per onestà e correttezza. Dove trovarli?

 

Mentre le fanciulle parlano fra loro ecco entrar nella chiesa tre giovani, non per ciò tanto meno che di venticinque anni fosse l’età di colui che più giovane era di loro assai piacevole e costumato ciascuno.
Si tratta di Filostrato (secondo Boccaccio vuol dire vinto d’amore, secondo l’etimologia greca invece amante della guerra), Dioneo (lussurioso, perché Dione era madre della dea Venere; con questo nome Boccaccio definisce se stesso in una lettera giovanile) e Panfilo (tutto amore, l’amante infedele di Fiammetta nell’Elegia). Stanno cercando le donne di cui sono innamorati e che per ventura, si trovano proprio in quel gruppo (tutte e tre erano tra le predette sette). Una vera fortuna! Ma Neifile, tutta divenuta per vergogna vermiglia perché è proprio una di quelle che dall’un de’ giovani era amata, dice di temere infamia e riprensione, pur senza nostra colpa o di loro se Filostrato, Panfilo e Dioneo le seguiranno in campagna. Ma Fiammetta pone fine agli indugi affermando: – Là dov’io onestamente viva, né mi rimorda d’alcuna cosa la coscienza, parli chi vuole in contrario. E l’avventura ha inizio.

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