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Calabria

Varietà dell'italiano

Dall’unità d’Italia a oggi molti sono stati i fattori che hanno favorito in questa regione il passaggio da una competenza quasi esclusivamente dialettofona (con percentuali altissime di analfabetismo) all’uso dell’italiano: la scuola, anche serale per adulti, promossa attraverso campagne di sensibilizzazione che, soprattutto tra gli anni Venti e Quaranta, furono molto diffuse ed efficaci; inchieste e ricerche dedicate al problema con il coinvolgimento anche di intellettuali di rilievo come, ad esempio, quella di Corrado Alvaro che nel 1952 pubblicò un saggio proprio dal titolo Analfabeti (contenuto nella raccolta Il nostro tempo e la speranza. Saggi di vita contemporanea, Milano, Bompiani, 1952) che resta a testimoniare l’impegno e la buona accoglienza da parte della popolazione di iniziative volte a innalzare il livello di alfabetizzazione e quindi di partecipazione alla vita sociale.

 

Approfondimenti

L’arbëreshë è la lingua parlata in alcuni comuni dell’Italia meridionale e della Sicilia; si tratta di una varietà antica di albanese, diverso quindi dall’albanese attualmente parlato in Albania, portato in Italia nel XIII secolo da colonie albanesi che hanno dato vita anche a una lunga tradizione letteraria. I parlanti (circa 120.000 persone) dei comuni in cui ancora si mantiene la tradizione dell’arbëreshë sono oggi, nella maggior parte dei casi, bilingui (con alternanza italiano/albanese); alcuni mantengono anche la varietà dialettale con quindi una gamma a tre varietà. La Calabria è la regione che vede la maggiore presenza di comunità arbëreshë, contando ancora circa 58.000 persone che parlano la lingua originaria su un totale di circa 88.000 appartenenti alla comunità italo-albanese. Importanti comunità arbëreshë abitano in almeno 30 Comuni della Regione, in particolare in provincia di Cosenza.

Anche il fenomeno dell’emigrazione, decisamente forte negli anni successivi alla seconda guerra mondiale dalla Calabria verso soprattutto il nord Europa (Germania in particolare), ha rappresentato una spinta indiretta alla conquista dell’italiano: l’urgenza di comunicare con i familiari, ma soprattutto la presa di coscienza della necessità di istruzione come presupposto per migliorare le condizioni di vita, proprie e delle generazioni successive, sono state motivazioni forti che hanno decisamente favorito l’apprendimento e la diffusione dell’italiano.Oggi, nonostante la Calabria sia una tra le regioni in cui il dialetto in ambito familiare è ancora molto parlato (i dati ISTAT del 2006 riportano che in Calabria il 31,3% dei parlanti dichiara di usare in famiglia solo o quasi solo il dialetto), l’italiano è posseduto dalla maggior parte dei parlanti, anche qui, naturalmente, in larga misura nella sua varietà regionale. Numerosi i comuni calabresi, soprattutto nella provincia di Cosenza, in cui si parla ancora l’albanese antico, l’arbëreshë, delle colonie ottomane, stabilitesi in alcune località dell’Italia meridionale fin dal XIII secolo.

 

Il dato più interessante per l’analisi dell’italiano regionale calabrese è la posizione linguistica della regione, attraversata dai confini che distinguono i dialetti meridionali dai dialetti meridionali estremi (che comprendono il siciliano, i dialetti della parte meridionale della Calabria e del Salento. I tratti dialettali segnano il passaggio da un’area linguistica a un’altra e si riflettono nell’italiano regionale che si presenta, nella zona settentrionale, con caratteristiche analoghe a quelle dell’italiano regionale delle regioni confinanti (Campania e Basilicata), mentre nella parte meridionale, con i tratti delle parlate siciliane.