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Giovanni Pascoli

Letteratura e teatro
Giovanni Pascoli. Fonte: INDIRE-DIA. Licenza: CC-BY-NC-ND 2.5

Giovanni Pascoli (San Mauro di Romagna 1855 - Bologna 1912) anticipa le tecniche e le caratteristiche della poesia del Novecento ed esercita il suo influsso sui poeti più significativi di quel secolo.

Pascoli introduce nella lingua poetica la lingua popolare sotto forma di koiné, prefigurando lo stile dei crepuscolari,  ma anziché apportarvi una riduzione al tono dimesso e nostalgico vi accentua intenzionalmente la violenza espressiva che prelude a certe crudezze autobiografiche di Saba; usa il lessico vernacolare per comporre strofe in terza rima che hanno un andamento prosaico e trattano temi paesani e campestri, come accade nella poesia dialettale del primo Novecento: la ricerca impressionistica evidente in poesie come Lampo, Tuono o Temporale ha in sé il mondo formale di Govoni e dei Futuristi; le invenzioni analogiche che troviamo sfogliando le Myricae rimandano a Ungaretti; il vocabolario di termini concreti che fanno riferimento alla realtà naturale lo potremmo attribuire agli Ossi di seppia di Montale. Per tutti questi motivi Giovanni Pascoli può essere ritenuto il fondatore della poesia del Novecento[1].



[1] Tratto con adattamenti da: Pier Paolo Pasolini, Pascoli, in Passione i ideologia, Garzanti, Milano, 1977.

 

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