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8. Nuove condizioni linguistiche: il “recupero” del dialetto

    Dialetti e altri idiomi d'Italia

    Il fatto di costituire “da sempre” la modalità di comunicazione più praticata non ha evitato ai dialetti una considerazione negativa: in un quadro sociale in cui gli strati inferiori sono rimasti a lungo estranei ai percorsi scolastici, essere dialettofoni è stato a lungo sinonimo di analfabetismo, di arretratezza, di miseria. Negli anni del boom economico l’emigrazione (comprese le grandi migrazioni interne) e i processi di urbanesimo saranno in questo senso un’esperienza lacerante, in cui la condizione di subalternità sociale che era all’origine della scelta di sradicarsi dal proprio territorio di origine si rispecchiava nell’oggettiva discriminazione a cui era destinato chi non conoscesse altro che il dialetto. E non a caso chi emigra si raccomanderà affinché i figli rimasti a casa imparino l’italiano, avvertendo distintamente che ogni progetto di riscatto sociale rischiava di essere vanificato dalla “gabbia comunicativa” imposta dal dialetto.

     

    Oggi, allo schiudersi del terzo millennio, le cose sono radicalmente cambiate. L’ultima indagine ISTAT sui comportamenti linguistici, promossa nel 2006, ci informa che il dialetto è, anche nell’ambito protetto della famiglia, la scelta prevalente soltanto per il 16% degli italiani, a fronte di un 45,5% che si affida soprattutto all’italiano. Le aree geografiche in cui si registra l’uso più consistente sono il Nord-est (con il Veneto che si segnala come regione più dialettofona d’Italia), il Sud e le isole. È vero d’altra parte che il dialetto non sembra destinato a essere semplicemente sostituito dalla lingua nazionale: quasi un italiano su tre dice di alternare italiano e dialetto nella conversazione con i familiari, e lo stesso succede parlando con amici. Non sono pochi, inoltre, coloro che affermano di alternare dialetto e italiano con gli estranei (19%). Gli studiosi che hanno analizzato gli usi “misti” rilevano che, all’interno della conversazione, il passaggio dall’italiano al dialetto serve spesso a trasmettere una particolare espressività o di intimità.

     

    In un quadro generale caratterizzato dal sempre più diffuso possesso della lingua nazionale, il dialetto fa dunque un passo indietro come “prima scelta” della conversazione ordinaria, ma non è più sentito come simbolo di inferiorità sociale, riproponendosi in veste di “possibilità alternativa” immediatamente disponibile. La rete, in particolare, si configura come luogo del “riscatto dialettale”: accanto a versioni dialettali dell’enciclopedia Wikipedia (ad esempio la versione in siciliano), succede di imbattersi di frequente, sui social network, in gruppi giovanili che fanno del proprio dialetto la lingua con cui esprimere vistosamente vincoli di appartenenza e di complicità (ad esempio la pagina Ara ciò di Facebook).