Giulaj, un ragazzo di ventisette anni, venditore ambulante, per difendersi ha ucciso la feroce cagna di un ufficiale nazista. Dopo aver giocato con lui come il gatto col topo, l'ufficile lo fa sbranare dal suo cane Gudrun sotto gli occhi indifferenti dei militi fascisti (cap. CII).
Come in Conversazioni in Sicilia, anche in Uomini e no le battute e i dialoghi sono scarni, la narrazione oggettiva su modello degli scrittori americani.
[…] Il capitano aveva strappato a Gudrun la pantofola, e la mise sulla testa dell'uomo.
«Zu! Zu!» disse a Gudrun.
Gudrun si gettò sull'uomo, ma la pantofola cadde, l'uomo gridò, e Gudrun riprese in bocca, ringhiando, la pantofola.
«Oh!» risero i militi.
Risero tutti, e quello dal grande cappello disse: «Non sentono il sangue».Parlò al capitano più da vicino. «No?» gli disse.
Gli stracci, allora, furono portati via dai ragazzi biondi per un ordine del capitano, e quello dal grande cappello agitò nel buio il suo scudiscio, lo fece due o tre volte fischiare.
«Fscí», fischiò lo scudiscio.
Fischiò sull'uomo nudo, sulle sue braccia intrecciate intorno al capo e tutto lui che si abbassava, poi colpì dentro a lui.
L'uomo nudo si tolse le braccia dal capo.
Era caduto e guardava. Guardò chi lo colpiva, sangue gli scorreva sulla faccia, e la cagna Gudrun sentì il sangue.
«Fange ihn! Beisse ihn! » [Mordilo!] disse il capitano.
Gudrun addentò l'uomo, strappando dalla spalla.
«An die Gurgel» [Alla gola], disse il capitano.