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"Orlando Furioso": La fuga di Angelica

Letteratura e teatro
Immagine inserita da s.cresti

Siamo nel Canto I, che dà inizio al Furioso. Dopo la dedica del poema al cardinale Ippolito d’Este (generosa Erculea prole) di cui è segretario, Ariosto inizia il suo racconto da dove l’ha interrotto Boiardo nell’Orlando Innamorato. (ottave 5-9): in India, in Media e in Tartaria il paladino ha affrontato e vinto per Angelica numerose prove che gli hanno procurato onori e fama (infiniti ed immortal trofei); poi l’ha portata con sé in Occidente, all’accampamento di Carlo Magno, impegnato in un a dura lotta contro gli infedeli.

 

Protagonista di questo canto è la bella Angelica, simile alla rosa, figlia di Galafrone, re del paese saraceno del Catai, esperta di medicina e arti magiche, di cui il paladino Orlando è da gran tempo innamorato. Ma anche Rinaldo, cugino di Orlando, è innamorato di lei e fra i paladini scoppia la lite. Per riportare la calma, Carlo Magno affida Angelica al duca Namo di Baviera e la promette in premio a chi, fra i due guerrieri, combatterà con più valore nel prossimo scontro.

 

Nella battaglia i cristiani vengono sconfitti e Angelica, approfittando della confusione, fugge dalla tenda rimasta incustodita, balza a cavallo e si rifugia in un bosco dove vagano guerrieri cristiani e saraceni, tutti innamorati di lei e tutti alla ricerca di cose o persone che hanno perduto.

 

Nel bosco la fanciulla s’imbatte in un cavallier ch’a pié venìa: è Rinaldo, che sta inseguendo il cavallo Baiardo; appena vede Angelica si lancia a piedi al suo inseguimento. Nella fuga, la bella donna giunge lungo un ruscello dove il guerriero saraceno Ferraù sta cercando di ritrovare l’elmo che nel fiume si lasciò cadere mentre si dissetava dopo la battaglia. Ferraù e Rinaldo iniziano una crudel battaglia e Angelica ne approfitta per fuggire di nuovo. Alla fine i due guerrieri si rendono conto che in quel momento combattere fra loro non porta altro che danno e decidono di rimandare lo scontro a quando avranno ripreso Angelica. Così la cercano insieme (e invano) nel bosco finché giungono ove una strada in due si dipartiva: qui si dividono affidandosi alla fortuna.

 

Ferraù, dopo un lungo girovagare, si ritrova di nuovo al ruscello e decide di continuare la ricerca del suo elmo; ma vede di mezzo il fiume un cavalliero/insino al petto uscir, d’aspetto fiero. È il fantasma di Argalia, fratello di Angelica, che Ferraù ha ucciso in duello e spogliato delle armi, promettendo però di restituirgliele gettando l’emo nel fiume (rio). Ferraù non ha mantenuto la promessa: Argalia gli fa aspri rimproveri (Ah mancator di fe’, marrano!) e lo invita a non cercare più l’elmo smarrito bensì a conquistarne con più onore un altro, per esempio quello di Orlando, che forse è anco migliore. Ferraù, pieno di vergogna, giura che d’ora in poi porterà solo l’elmo di Orlando e parte alla sua ricerca.

 

Intanto, neppure Rinaldo ha trovato Angelica, però ha visto passare al galoppo il cavallo Baiardo e si è lanciato al suo inseguimento (Canto I, 10-32).

 

Angelica, nel frattempo, continua a fuggire senza meta (Fugge tra selve spaventose e scure,/per lochi inabitati, ermi e selvaggi) finché non giunge in un luogo che sembra sicuro e si ferma per riposare (Ecco non lungi un bel cespuglio vede/così vòto nel mezzo, che concede/ fresca stanza fra l’ombre più nascose:/ La bella donna in mezzo a quel si mette,/ivi si corca, et ivi s’addormenta).

 

Ma proprio lì vicino si è fermato il saraceno Sacripante, il cavallier dolente che piange e si lamenta per aver perduto proprio lei, l’amata Angelica. La principessa del Catai lo ascolta di nascosto e decide di approfittare della situazione: esce all’improvviso dal cespuglio, abbraccia il suo innamorato e gli chiede di aiutarla a ritornare nel Catai. Sacripante, pieno di gioia, pensa che finalmente potrà far sua Angelica (Corrò la fresca e matutina rosa) e mentre sui prepara al dolce assalto, appare all’improvviso un misterioso cavaliere il cui sembiante è d’uom gagliardo e fiero:/candido come nieve è il suo vestire, /un bianco pennoncello ha per cimiero.

 

C’è un nuovo duello: Sacripante ne esce sconfitto e umiliato, sepolto sotto il suo cavallo morto da cui è proprio Angelica a liberarlo. L’umiliazione diventa ancora più grande quando un messaggero che passa di lì per caso in groppa a un ronzino, gli fa una straordinaria rivelazione: il misterioso cavaliere è una donna, la valorosa (gagliarda) e bellissima Bradamante, sorella di Rinaldo, alla ricerca del suo amato Ruggiero. Tacito e muto, Sacripante decide di riservare a un momento più sereno l’amore con Angelica e parte con lei in groppa al suo cavallo. Ma hanno percorso appena due miglia, quando un terribile rumore fa tremare la foresta… (Canto I, 32-72).

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