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Le lingue di Fo

Letteratura e teatro

Per comprendere il rapporto di Dario Fo con il dialetto e, più in generale, con l’oralità teatrale, può giovare rileggere le sue stesse parole:

 

Ecco un consiglio davvero utile di cui, sono certo, gli aspiranti attori mi saranno grati: quando imparate un testo cercate di ritradurvelo prima con parole vostre, e poi nel vostro dialetto, se ne avete uno. E' una grande sfortuna per un attore non possedere un dialetto come fondo alla propria recitazione. Ho conosciuto attori che ne erano privi: dicevano le battute proiettando fonemi piatti, asettici, e senza nessuna musicalità nei toni e nelle cadenze.[1]

 

Fino dalle sue prime commedie (come Gli arcangeli non giocano a flipper, del 1959), Fo dimostra di saper interpretare la situazione linguistica italiana nella quale fa teatro e che costituisce la materia della sua lingua scenica: infatti, il suo italiano è ormai un italiano regionale lombardo – il «milanese arioso» di cui parla Franco Quadri – nel quale s'innesta la parodia dei gerghi della società contemporanea, come il burocratese o il politichese. Ma nella commedia La colpa è sempre del diavolo, del 1965, ambientata in Lombardia tra il XIII e il XIV secolo, in un'atmosfera di intrighi di palazzo e caccia alle streghe, compare un personaggio, Brancalone, il diavolo, che parla dialetto veneto arcaico. L'ambientazione medievale della commedia suggerisce un ritorno alla tradizione delle origini che sarà portato al suo punto di massima realizzazione nell'uso creativo della koinè dialettale padano-veneta di Mistero Buffo. Non si tratta evidentemente di un'operazione neorealistica né, tantomeno, di una concessione al teatro dialettale: il dialetto rappresenta la ricreazione fantastica di una lingua appartenente a epoche aurorali, alle quali l'autore guarda con la fascinazione dell'artista alla ricerca delle origini proprie e di una intera società. È dunque lo stadio germinale di quella linea di ricerca artistica che avvicina progressivamente Dario Fo alla ricostruzione fantastica del grammelot



[1] Dario Fo, Manuale minimo dell'attore, Torino, Einaudi, 1987, p. 244.

 

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