"La roba"

Letteratura e teatro

Mazzar√≤ √® un contadino siciliano che, come Mastro Don Gesualdo, incarna il culto della roba. Con tenacia e intelligenza (aveva la testa ch’era un brillante, quell’uomo) Mazzar√≤ √® riuscito ad accumulare un’enorme fortuna. La novella inizia con la descrizione delle immense propriet√† di Mazzar√≤:

 

Il viandante che andava lungo il Biviere di Lentini, steso l√† come un pezzo di mare morto, e le stoppie riarse della Piana di Catania, e gli aranci sempre verdi di Francofonte, e i sugheri grigi di Resecone, e i pascoli deserti di Passaneto e di Passanitello, se domandava, per ingannare la noia della lunga strada polverosa, sotto il cielo fosco dal caldo, nell’ora in cui i campanelli della lettiga suonano tristamente nell’immensa campagna, e i muli lasciano ciondolare il capo e la coda, e il lettighiere canta la sua canzone malinconica per non lasciarsi vincere dal sonno della malaria:  Qui di chi √®?  sentiva rispondersi:  Di Mazzar√≤ –. E passando vicino a una fattoria grande quanto un paese, coi magazzini che sembrano chiese, e le galline a stormi accoccolate all’ombra del pozzo, e le donne che si mettevano la mano sugli occhi per vedere chi passava:  E qui?  Di Mazzar√≤ . E cammina e cammina, mentre la malaria vi pesava sugli occhi, e vi scuoteva all’improvviso l’abbaiare di un cane, passando per una vigna che non finiva pi√Ļ, e si allargava sul colle e sul piano, immobile, come gli pesasse addosso la polvere, e il guardiano sdraiato bocconi sullo schioppo, accanto al vallone, levava il capo sonnacchioso, e apriva un occhio per vedere chi fosse:  Di Mazzar√≤. – 

 

Per tutta la vita accumulare ricchezza – la roba – ha rappresentato il suo solo interesse: questo contadino non desidera altro, non altri affetti o passioni:

 

Egli non beveva vino, non fumava, non usava tabacco, e s√¨ che del tabacco ne producevano i suoi orti lungo il fiume, colle foglie larghe ed alte come un fanciullo, di quelle che si vendevano a 95 lire. Non aveva il vizio del giuoco, n√© quello delle donne. Di donne non aveva mai avuto sulle spalle che sua madre, la quale gli era costata anche 12 tar√¨, quando aveva dovuto farla portare al camposanto. 

 

E anche di fronte alla morte Mazzarò ha un unico, tremendo dolore: doversi separare per sempre dalle sue proprietà:

 

Di una cosa sola gli doleva, che cominciasse a farsi vecchio, e la terra doveva lasciarla l√† dov’era. Questa √® una ingiustizia di Dio, che dopo di essersi logorata la vita ad acquistare della roba, quando arrivate ad averla, che ne vorreste ancora, dovete lasciarla! E stava delle ore seduto sul corbello, col mento nelle mani, a guardare le sue vigne che gli verdeggiavano sotto gli occhi, e i campi che ondeggiavano di spighe come un mare, e gli oliveti che velavano la montagna come una nebbia, e se un ragazzo seminudo gli passava dinanzi, curvo sotto il peso come un asino stanco, gli lanciava il suo bastone fra le gambe, per invidia, e borbottava:  Guardate chi ha i giorni lunghi! costui che non ha niente!

 

Sicch√® quando gli dissero che era tempo di lasciare la sua roba, per pensare all’anima, usc√¨ nel cortile come un pazzo, barcollando, e andava ammazzando a colpi di bastone le sue anitre e i suoi tacchini, e strillava:  Roba mia, vientene con me! 

 

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