"Il Principe": la sintassi adulta della scienza moderna

    Letteratura e teatro

    I ragionamenti serrati e stringenti di Machiavelli hanno alla base una struttura sintattica particolare e scelte lessicali ben precise. Luigi Russo (1892-1961), critico letterario, nel 1937 scrive il saggio Machiavelli in cui sostiene che il Segretario fiorentino per esprimere il suo pensiero si serve di una struttura sintattica fondata sul periodare dilemmatico e sul ragionamento a catena. Questa modalità di scrittura verrà usata da Galileo e diventerà propria di tutta la prosa scientifica, perciò Russo la definisce sintassi adulta della scienza moderna.

     

     

    Il periodare dilemmatico

     

    A livello sintattico Machiavelli usa il cosiddetto “procedimento dilemmatico”, di cui troviamo un esempio nel Cap. I del Principe:

     

    Cap. I Quot sint genera principatuum et quibus modis acquirantur[1]

     

    Tutti gli stati, tutti e dominii che hanno avuto e hanno imperio sopra li uomini, sono stati e sono o repubbliche o principati. E principati sono: o ereditarii, de' quali el sangue del loro signore ne sia suto lungo tempo principe, o e' sono nuovi. E nuovi, o e' sono nuovi tutti, come fu Milano a Francesco Sforza, o e' sono come membri aggiunti allo stato ereditario del principe che li acquista, come √® el regno di Napoli al re di Spagna. Sono questi dominii cos√¨ acquistati, o consueti a vivere sotto uno principe o usi ad essere liberi; e acquistonsi o con le armi d'altri o con le proprie, o per fortuna o per virt√Ļ.

     

    Questo procedimento consiste nel prendere in esame, rispetto a un problema (Quot sint genera principatum et quibus modis acquirantur) due soluzioni opposte[2] che non presentano mediazioni o possibilità di compromesso (Tutti gli stati sono stati e sono o repubbliche o principati) nello scartarne una e nel procedere in modo analogo con quella rimasta:

     

    E principati sono: o ereditari o e' sono nuovi;

    E nuovi, o e' sono nuovi tutti o e' sono come membri aggiunti allo stato ereditario del principe che li acquista;

    Sono questi dominii così acquistati o consueti a vivere sotto uno principe o usi ad essere liberi

    e acquistonsi o con le armi d'altri o con le proprie o per fortuna o per virt√Ļ.

     

     

    Il ragionamento a catena

     

    Per rendere le sue affermazioni indiscutibili e assolute, Machiavelli usa elementi linguistici (verbi: dovete, è necessario, bisogna; e congiunzioni: pertanto, dunque, adunque) che creano un rapporto di necessità, una concatenazione fra i vari segmenti del discorso e conducono a individuare con precisione quello che si deve o non si deve fare per ottenere un determinato risultato. Un esempio significativo lo troviamo nel Cap. XVIII del Principe[3].

    In questo Capitolo, Machiavelli spiega perché il Principe non può sempre tener fede alla parola data ma deve comportarsi in modo astuto, come la volpe (golpe), e violento, come il leone (lione):

     

    Dovete adunque sapere come sono dua generazioni di combattere: l'uno con le leggi, l'altro con la forza. Quel primo è proprio dello uomo, quel secondo è delle bestie: ma perché il primo molte volte non basta, conviene ricorrere al secondo. Pertanto a uno principe è necessario sapere bene usare la bestia e l'uomo. Sendo adunque uno principe necessitato sapere bene usare la bestia, debbe di quelle pigliare la golpe e il lione: perché il lione non si defende da' lacci, la golpe non si defende da' lupi. Bisogna adunque essere golpe a conoscere e lacci, e lione a sbigottire e lupi. Coloro che stanno semplicemente in sul lione, non se ne intendano. Non può pertanto uno signore prudente né debbe osservare la fede, quando tale osservanzia li torni contro e che sono spente le cagioni che la feciono promettere.

     

     

    Il lessico tecnico

     

    Come la sintassi, anche il lessico inizia ad assumere le caratteristiche proprie della prosa scientifica: Machiavelli non crea termini nuovi ma sceglie alcune parole di uso comune (ad esempio occasione e reputazione) a cui attribuisce un significato nuovo che è anche unico, costante e definito.

     

    Nel Cap. VI del Principe [4], ad esempio, la parola occasione diventa un termine che indica la possibilit√† di sfruttare una situazione offerta dal caso (fortuna) grazie alle proprie capacit√† (virt√Ļ)[5]; nel Cap. VII[6], la parola reputazione definisce il prestigio raggiunto dal Principe quando, grazie alla sua virt√Ļ, ha saputo sfruttare la fortuna: il duca Valentino sconfigge gli Orsini e ritornatogli la reputazione, inizia a tramare inganni. Conquista poi la Romagna e ne affida il governa a Remirro de Orco (Ramiro di Lorqua) uomo crudele ed espedito, al quale dette pienissima potest√†. Costui in poco tempo la ridusse pacifica e unita, con grandissima reputazione. E se Valentino fosse riuscito a conquistare anche le citt√† della Toscana si acquistava tante forze e tanta reputazione che per s√© stesso si sarebbe retto.



    [1] Di quante ragioni sieno e principati, e in che modo si acquistino (traduzione coeva in volgare)

    [2] Le ipotesi oppositive si manifestano a livello sintattico con la o disgiuntiva che corrisponde al latino aut.

    [3] In che modo e principi abbino a mantenere la fede (traduzione coeva in volgare).

    [4] De principatibus novis qui armis propriis et virtute acquiruntur/ De’ principati nuovi che s’acquistano con l’arme proprie virtuosamente (traduzione coeva in volgare).

    [5] Il Capitolo VI De principatibus novis qui armis propriis et virtute acquiruntur è il primo di quattro capitoli che espongono i modi in cui si forma un principato

    [6] De principatibus novis qui alienis armis et fortuna acquiruntur. De’ principati nuovi che s’acquistano con le arme e fortuna di altri (traduzione coeva in volgare).

     

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