"Marea" o il "Ciclo dei Vinti": Lettera a Salvatore Paolo Verdura

    Letteratura e teatro

    Il 21 aprile 1878, giorno di Pasqua, Verga scrive all’amico Salvatore Paolo Verdura una lettera [1] in cui descrive con entusiasmo un suo ambizioso progetto: un ciclo di cinque romanzi (Padron ‘Ntoni, Mastro don Gesualdo, La Duchessa di Gargant√†s, L’Onorevole Scipioni, L’uomo di lusso) che pensa di intitolare Marea. Questi romanzi dovevano raccontare in modo coscenzioso la realt√†, incarnando i diversi aspetti della vita italiana moderna: la lotta per la sopravvivenza (pane quotidiano), l’avidit√†, la vanit√†, l’ambizione. Aspetti negativi e distruttivi caratteristici della societ√† industriale che stava prendendo piede nel paese, sostituendo l’antica civilt√† rurale cara allo scrittore:

     

    Ho in mente un lavoro, che mi sembra bello e grande, una specie di fantasmagoria della lotta per la vita, che si estende dal cenciaiuolo al ministro e all'artista, e assume tutte le forme, dalla ambizione all'avidit√† di guadagno, e si presta a mille rappresentazioni del grottesco umano; lotta provvidenziale che guida l'umanit√†, per mezzo e attraverso tutti gli appetiti alti e bassi, alla conquista della verit√†. Insomma cogliere il lato drammatico, o ridicolo, o comico di tutte le fisionomie sociali, ognuna colla sua caratteristica, negli sforzi che fanno per andare avanti in mezzo a quest'onda immensa che √® spinta dai bisogni pi√Ļ volgari o dall'avidit√† della scienza ad andare avanti, incessantemente, pena la caduta e la vita, pei deboli e i maldestri.

     

    I racconti saranno cinque, tutti sotto il titolo complessivo della Marea e saranno:1° Padron ‘Nton; 2°Mastro don Gesualdo; 3° La Duchessa di Gargant√†s; 4° L’On. Scipioni; 5° L’uomo di lusso.

     

    Ciascun romanzo avr√† una fisionomia speciale, resa con mezzi adatti. Il realismo, io, l’intendo cos√¨, come la schietta ed evidente manifestazione dell’osservazione coscienziosa; la sincerit√† dell’arte, in una parola, potr√† prendere un lato della fisionomia della vita italiana moderna, a partire dalle classi infime, dove la lotta √® limitata al pane quotidiano, come nel Padron ‘Ntoni, e a finire nelle varie aspirazioni, nelle ideali avidit√† de L’uomo di lusso (un segreto), passando per le avidit√† basse alle vanit√† del Mastro don Gesualdo, rappresentante della vita di provincia, all’ambizione di un deputato […]

     

    Col tempo, Verga modificher√† questo progetto: il bozzetto Padron ‘Ntoni verr√† distrutto per dare il posto a un romanzo dal titolo I Malavoglia, la Duchessa di Gargant√†s si chiamer√† Duchessa di Leyra e rimarr√† incompiuta, i cinque romanzi prenderanno il nome di Ciclo dei Vinti.



    [1]  La lettera √® contenuta in  I grandi romanzi, a cura di F. Cecco e C. Riccardi, Milano, Mondadori, 1972

     

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