Galileo e l'astronomia

    Letteratura e teatro

    La grande battaglia di Galileo √® la difesa del sistema copernicano contro i peripatetici e contro la Chiesa, dalla lettera all’amico e filosofo Jacopo Mazzoni del 30 maggio 1597, prima vera professione di fede copernicana, fino all’ultima sua opera Discorsi e dimostrazioni intorno a due nuove scienze del 1638, tesa a consolidare l’efficacia del metodo sperimentale. Il successo del Sidereus nuncius del 1610 (che annuncia la scoperta di quattro satelliti di Giove), e le altre scoperte relative alle macchie solari (rese note nel 1613 con l’opera Istoria e dimostrazioni intorno alle macchie solari; figg. 1-2, p. 140) e alle fasi di Venere (Galileo intuisce che questo pianeta si muoveva intorno al Sole avvalorando cos√¨ di nuovo, per altra via, le teorie eliocentriche copernicane) inseriscono lo scienziato toscano nel grande dibattito degli astronomi europei, collocandolo dalla parte di Keplero. Nello stesso tempo per√≤ lo espongono alle critiche dei pensatori tradizionalisti e alle diffidenze delle gerarchie ecclesiastiche. Di qui il tentativo di Galileo di rassicurare la Chiesa che le posizioni copernicane non mettono a repentaglio n√© la fede cattolica (di cui si dichiara sempre fedele seguace) n√© l’autorit√† religiosa. Testimonianza di questa battaglia culturale e scientifica sono le cosiddette “lettere copernicane”, scritte fra il 1613 e il 1615. Si tratta di quattro lettere: una all’allievo Benedetto Castelli, due all’amico monsignor Pietro Dini e infine una lunga epistola a Cristina di Lorena, granduchessa di Toscana. Con esse Galileo cerca di convincere la Chiesa che le teorie copernicane costituivano la rappresentazione vera, perch√© scientificamente dimostrata, dell’universo.

     

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