Da "Alcyone": "I pastori"

    Letteratura e teatro

    La stagione estiva trascorsa da D’Annunzio in Toscana e descritta in Alcyone ormai volge al termine. Nella poesia I Pastori allo slancio vitale della primavera e dell’estate cantate nella Sera fiesolana e nella Pioggia nel pineto, si sostituisce la malinconia dell’autunno. Il rapporto del poeta con la natura cambia di contenuto conservando invariate l’intensit√† e la pienezza.

     

    Il mese di settembre trasporta D’Annunzio nella dimensione del ricordo. Il pensiero va all’Abruzzo, sua terra d’origine (terra d’Abruzzi), dove i pastori in quel periodo lasciano i recinti all’aperto (stazzi) che hanno ospitato le pecore durante la stagione estiva e migrano in cerca di nuovi pascoli. Prima di partire si dissetano (han bevuto profondamente) alle sorgenti dei monti (fonti alpestri) perch√© il sapore dell’acqua del paese in cui sono nati (acqua natia) resti nei loro cuori portando conforto alla separazione (cuori esuli); poi, dopo aver costruito un nuovo bastone di legno di nocciolo (verga d’avellano), s’incamminano per le piste che percorrono da tempo immemorabile (tratturo antico), simili a un silenzioso fiume d’erba (erbal fiume silente), e si dirigono verso la pianura (piano). La loro meta √® il mare Adriatico, dalle acque verdi, spesso in tempesta (selvaggio). Il poeta si unisce idealmente ai pastori nel lungo viaggio (andiamo), lasciandosi trasportare dalla nostalgia e dal rimpianto: quel mondo primitivo e lontano viene cos√¨ idealizzato e descritto in modo solenne, in una dimensione quasi mitica.

     

    Settembre, andiamo. √ą tempo di migrare.
    Ora in terra d’Abruzzi i miei pastori
    lascian gli stazzi e vanno verso il mare:
    scendono all’Adriatico selvaggio
    che verde è come i pascoli dei monti.


    Han bevuto profondamente ai fonti
    alpestri, che sapor d’acqua nat√≠a
    rimanga ne’ cuori esuli a conforto,
    che lungo illuda la lor sete in via.
    Rinnovato hanno verga d’avellano.

    E vanno pel tratturo antico al piano,
    quasi per un erbal fiume silente,
    su le vestigia degli antichi padri.
    O voce di colui che primamente
    conosce il tremolar della marina!

    Ora lungh’esso il litoral cammina
    la greggia. Senza mutamento √® l’aria.
    il sole imbionda sì la viva lana
    che quasi dalla sabbia non divaria.
    Isciacquío, calpestío, dolci romori.

    Ah perch√© non son io co’ miei pastori?

     

    La poesia, in accordo con l’argomento e a differenza di altri testi dannunziani, √® scritta utilizzando soprattutto la paratassi, cio√® la coordinazione: questo facilita la comprensione e d√† un’impressione di semplicit√† all’insieme. In realt√†, D’Annunzio per descrivere il viaggio dei pastori sceglie in modo accurato parole ed espressioni capaci di evocare un mondo arcaico e primitivo (verga di avellano, stazzi, tratturo) e di creare, allo stesso tempo, un’atmosfera solenne e quasi religiosa (su le vestigia degli antichi padri). Accanto a termini di uso corrente (fonti, fiume, sole, cuori) colloca aggettivi lontani dal linguaggio comune (alpestri, silente, imbionda, esuli) e conia espressioni ricercate (erbal fiume silente, che quasi dalla sabbia non divaria), crea immagini che suscitano sensazioni visive (il sole imbionda s√¨ la viva lana/che quasi dalla sabbia non divaria) e uditive (isciacquio, calpestio), fa ricorso a citazioni letterarie: i versi O voce di colui che primamente/conosce il tremolar della marina riproducono quelli di Dante nel primo Canto del Purgatorio (L’alba vinceva l’ora mattutina/che fuggia innanzi, s√¨ che di lontano/conobbi il tremolar de la marina. vv. 115-117).

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