Le coniugazioni. Verbi «regolari» e «irregolari», difettivi, gemelli

    Morfologia

    Le coniugazioni. Verbi «regolari» e «irregolari», difettivi, gemelli

     

    Secondo la terminazione dell’infinito (più precisamente, secondo la vocale tematica dell’infinito), i verbi si dividono in tre coniugazioni:

     

    I      coniugazione, con infinito in -are (amare, lodare, mangiare)

    II    coniugazione, con infinito in -ere (temere, leggere, correre)

    III   coniugazione, con infinito in -ire (sentire, dormire, partire).

     

    Rientrano nella II coniugazione anche i verbi che all’infinito escono in -arre, -orre, -urre, in quanto continuazioni di verbi latini della coniugazione in -ĕre (trarre < lat. trahĕre; porre < lat. ponĕre; condurre < lat. ducĕre).

    La distinzione nelle tre coniugazioni non ha alcuna importanza per il significato e il valore dei verbi, ma solo per lo sviluppo delle loro forme, l’insieme delle quali costituisce il paradigma.

    I verbi di ciascuna coniugazione che sviluppano le forme allo stesso modo sono detti verbi regolari, mentre quelli cambiano in vario modo le forme vengono chiamati irregolari. Delle tre coniugazioni, quelle che presentano il maggior numero di irregolarità sono la seconda e la terza. La prima coniugazione è quella più regolare: presenta infatti solo quattro verbi irregolari (andare, dare, fare, stare).

    Le irregolarità, in genere, si concentrano soprattutto nel passato remoto, nel participio passato, nel presente indicativo e congiuntivo, talvolta nel futuro semplice e nel condizionale presente.

    Esistono anche dei verbi che non hanno un paradigma completo, ma difettano di alcune forme, poiché queste non sono state mai usate in determinati tempi e modi e quindi non sono state convalidate nell’uso (es. vertere). Questi verbi vengono perciò chiamati verbi difettivi.

    Vi sono poi dei verbi che vengono detti comunemente “sovrabbondanti”, ma che potrebbero essere chiamati più propriamente gemelli, visto che, da una stessa base, hanno sviluppato, mutando coniugazione, due interi paradigmi diversi (es. starnutare / starnutire, arrossare / arrossire). Questi verbi possono raramente avere lo stesso significato e il medesimo comportamento sintattico: es. starnutare / starnutire (sempre monovalenti), adempiere / adempire (sempre bivalenti); ma più spesso hanno significato diverso e, talvolta, anche un differente comportamento sintattico: sfiorare “toccare appena” (bivalente) / sfiorire “appassire” (monovalente).

    Altro caso, infine, è quello dei verbi che hanno sovrabbondanza di forme. Si tratta di pochissimi verbi che, non mutando coniugazione, in alcune voci, presentano più forme: es. possiedo / posseggo, devo / debbo e, nella lingua letteraria, fo / faccio, vedo / veggio ecc.

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