4. Atlanti linguistici e aree dialettali

    Dialetti e altri idiomi d'Italia
    Gerhard Rohlfs e Paul Scheuermaier (1923)

    Per avere informazioni dettagliate sull’articolazione dell’Italia dialettale abbiamo dovuto attendere le ricerche condotte per la redazione dell’Atlante Italo-svizzero (AIS, pubblicato dal 1928 al 1940, che prevedeva inchieste anche nella Svizzera meridionale). Per l’Italia va poi ricordato il dettagliato panorama linguistico fornito dall’Atlante Linguistico Italiano (ALI), tutt’ora in fase di pubblicazione sebbene le indagini sul campo fossero completate già alla metà del secolo scorso.

     

    Con gli atlanti linguistici, il cui capostipite era stato l’Atlas Lingustique Français (ALF), si apriva la stagione della geografia linguistica, disciplina che, utilizzando la metodologia dell’indagine sul campo affidata a interviste con parlanti nativi, si proponeva di osservare il disporsi sul territorio dei fenomeni linguistici. Obiettivo di questa osservazione era individuare linee di confine, definite isoglosse, sulla cui base ricostruire l’articolazione delle realtà politiche in regioni linguistiche. Le rilevazioni sul campo venivano condotte sulla base di un questionario in cui ciascuna domanda sollecitava la proposta della forma che nei diversi punti di indagine era utilizzata per esprimere un determinato concetto (per es. ‘figlio’). Le risposte raccolte per ogni domanda portarono alla redazione di carte linguistiche in cui, in corrispondenza delle singole località indagate, compariva l’espressione del concetto proposto dalla domanda (in una carta contenente le risposte per ‘figlio’, allora, troveremo figliòlo nel punto che corrisponde a Firenze, fiöl a Milano, fijo a Roma, figghiu a Palermo, e così via).

     

    L’elaborazione delle inchieste pubblicate nell’AIS ha consentito di individuare all’interno dell’Italia linguistica due fondamentali  isoglosse, disposte, in direzione Tirreno-Adriatico,  lungo le linee che seguono rispettivamente il confine appenninico tra Toscana ed Emilia (isoglossa La Spezia-Rimini) e il percorso dell’antica via Salaria dai Castelli romani  verso Ancona, in corrispondenza di quel “corridoio bizantino” che separava i possedimenti dello Stato della Chiesa dai domini longobardi del Mezzogiorno (isoglossa Roma-Ancona). Lungo queste due linee immaginarie si può osservare l’arrestarsi di una serie di fenomeni linguistici diffusi rispettivamente nel settentrione e nel meridione d’Italia: vengono così a strutturarsi due grandi aree linguistiche, collocate rispettivamente a nord e a sud delle linee La Spezia-Rimini e Roma-Ancona, che tra loro racchiudono un’area in cui vengono a trovarsi Toscana (con l’eccezione della Lunigiana) e porzioni di Lazio, Umbria e Marche.

     

    Sul sistema delle isoglosse si basa il quadro d’insieme della Carta dei dialetti d’Italia (1977) con cui Giovan Battista Pellegrini ha descritto il dominio dell’italo-romanzo, che si articola in cinque principali sistemi linguistici: alle aree dei dialetti settentrionali legati all’isoglossa La Spezia-Rimini e dei dialetti centromeridionali disposta a sud della Roma-Ancona si aggiungono tre aree in cui confini linguistici e amministrativi sono più sovrapponibili: l’area sarda, l’area friulana, l’area toscana.