"Commiato"

Letteratura e teatro

Commiato √® una poesia in forma di lettera indirizzata da Ungaretti all’amico Ettore Serra, un giovane ufficiale conosciuto al fronte a cui il poeta ha confidato di scrivere versi su pezzetti carta (foglietti, cartoline, giornali) che conserva nel suo tascapane.

 Racconta il poeta in Vita di un uomo:

 

A dire il vero, quei foglietti: cartoline in franchigia, margini di vecchi giornali, spazi bianchi di care lettere ricevute,… – sui quali da due anni andavo facendo giorno per giorno il mio esame di coscienza, ficcandoli poi alla rinfusa nel tascapane, portandoli a vivere con me nel fango della trincea o facendomene capezzale nei rari riposi, non erano destinati a nessun pubblico. Non avevo idea del pubblico, e non avevo voluto la guerra e non partecipavo alla guerra per riscuotere applausi, avevo, ed ho oggi ancora, un rispetto tale d’un cos√¨ grande sacrifizio com’√® la guerra per un popolo, che ogni atto di vanit√† in simili circostanze mi sarebbe sembrato una profanazione – anche quello di chi, come noi, si fosse trovato in pieno nella mischia.

 

Così descrive il suo incontro con Ettore Serra:

 

Questo era l'animo del soldato che se ne andava quella mattina per le strade di Versa, portando i suoi pensieri, quando fu accostato da un tenentino. Non ebbi il coraggio di non confidarmi a quel giovine ufficiale che mi domandò il nome, e gli raccontai che non avevo altro ristoro se non di trovarmi e cercarmi in qualche parola e ch'era il mio modo di progredire umanamente.

 

Serra prende quei pezzetti di carta e li trasformai nella raccolta Porto sepolto che viene pubblicata per la prima volta a Udine nel dicembre del 1916, in ottanta copie.

 

Ungaretti colloca in fondo alla raccolta la poesia Commiato scritta in trincea due mesi prima, il 2 ottobre 1916. Sono versi molto famosi perch√© contengono la sua definizione di poesia come limpida meraviglia nata da inquietudini profonde e intensi turbamenti che, attraverso la parola, √® capace di dare vita a tutta l’umanit√† e a ogni persona. Non √® quindi la vita a far nascere e a dare alimento alla poesia, ma il contrario: √® la parola a far fiorire ci√≤ che nomina, a trasformare, il delirante fermento dell’ispirazione, nella pura forma poetica, capace di illuminare e stupire.

 

 

Commiato

Locvizza il 2 ottobre 1916

Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l'umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento

 

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

 

Ungaretti distingue nettamente il termine parola da quello di vocabolo e spiega il significato che le attribuisce:

 

Ho sempre distinto tra vocabolo e parola e credo che la distinzione sia del Leopardi. Trovare una parola significa penetrare nel buio abissale di s√© senza turbarne n√© riuscire a conoscerne il segreto (da: L’Allegria, 1923)

 

Il poeta, come un infaticabile minatore deve scavare nella roccia e, come un eroe del mito, scendere nell’abisso, nelle profondit√† insondabili della sua anima, per raggiungere Il porto sepolto dove si cela la parola capace di dare vita al mondo. √ą un viaggio faticoso, avvolto nel silenzio, che conduce il poeta vicino alla verit√†, vicino al segreto del cuore umano, destinato comunque a rimanere misterioso inafferrabile.

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