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Satira III: la vita di corte e il desiderio di quiete

    Letteratura e teatro

    Ariosto, entrato da un mese al servizio del duca Alfonso d’Este, immagina di ricevere dal cugino Annibale Malaguzzi una lettera in cui gli chiede come sia la vita di corte. Questa Satira  è la risposta del poeta. La vita di corte non fa per lui e stare al servizio di un signore non è una scelta ma una dura necessità a cui è costretto a obbedire per motivi economici. L’impiego presso il duca Alfonso ha però un grande vantaggio: gli permette di stare nella sua Ferrara, dove vive la donna di cui è innamorato.

     

    Poiché, Annibale, mi chiedi come me la cavo (la fo) col duca Alfonso, ti dirò la verità, anche a costo delle tue critiche: il nuovo incarico presso il duca è un peso che mi spiace come mi dispiaceva quello precedente, presso il cardinale Ippolito. Se non fossi stato costretto a dividere il patrimonio di mio padre con dieci fratelli, avrei di certo evitato di andare in cerca di un signore (la pazzia de le ranocchie[1]) davanti al quale sarei stato costretto a scoprirmi il capo e piegar le ginocchie; ma visto che non sono figlio unico e che Mercurio, dio della ricchezza, non è mai stato amico della mia famiglia, non ho scelta.

     

    So bene che quasi tutti considerano un privilegio stare a corte: per me invece è una schiavitù (a servitù rivolgo) dalla quale mi auguro di poter fuggire prima o poi. D’altra parte, c’è chi non sopporta la sella e chi non ne avverte il peso, il cardellino e il fanello vivono a lungo in gabbia, mentre l’usignolo e la rondine muoiono in breve tempo. A me non interessano onori cavallereschi o ecclesiastici (onor di sprone o di cappello): preferisco (mi sa meglio) mangiare una rapa in casa mia piuttosto che selvaggina pregiata a casa d’altri, riposare sotto una semplice coperta (vil coltre) piuttosto che sotto coltri di seta e d’oro, poltrire (posar le poltre membra) invece che vantarmi di aver compiuto viaggi in terre lontane.



    [1] Il riferimento è alla favola di Esopo in cui le rane chiedono a Giove un re e viene dato loro un serpente che le divora 

     

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