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8. Da punto a punto

Mass media
Un bambino al telefono, Milano, 1945. Fonte: INDIRE-DIA, Olycom spa

La forma primaria di comunicazione tra due persone, o in un piccolo gruppo, è quello che viene chiamato generalmente “faccia a faccia”, il confronto diretto fatto di parole ma anche di gesti, di espressioni del volto, e anche di aspetti più difficili da valutare come le pause e i ritmi della parola, come il gioco delle distanze e degli avvicinamenti/allontanamenti del corpo. Un insieme di “linguaggi” che accompagna la lingua vera e propria e che ha anch'esso le sue specificità locali e nazionali, come dimostra il fatto che la lingua tutta gestuale dei sordomuti varia da paese a paese (si parla infatti di LIS, lingua italiana dei sordi).

 

Fin dalla nascita della scrittura la comunicazione tra le singole persone non è riducibile al solo “faccia a faccia”; e nel corso degli ultimi due secoli ha conosciuto grandi trasformazioni: organizzative e tecnologiche. Prima di tutto la lettera, che a cominciare dalla nascita dei sistemi postali moderni, promossi dagli stati nazionali a partire dalla prima metà dell'Ottocento è diventata una forma di comunicazione diffusa. Nonostante il peso e il perdurare dell'analfabetismo, la corrispondenza ha avuto nella storia d'Italia una straordinaria rilevanza in occasione delle grandi migrazioni, o delle guerre.  Lungo i canali della posta, oltre alle lettere scritte magari a fatica o con l'aiuto di chi era più istruito, circolavano anche fotografie e oggetti, a dare spessore anche visivo e tattile ai messaggi.

 

Poi è arrivato a metà Ottocento il telegrafo (l'Italia è tuttora uno dei paesi al mondo che mandano più telegrammi, per enfatizzare i momenti rituali legati alle nascite, ai matrimoni, alle condoglianze), e una trentina di anni dopo il telefono. Inventato con il contributo di un italiano, Antonio Meucci, il telefono è rimasto fino agli anni Cinquanta un mezzo relativamente poco diffuso nelle case. Poi ha conosciuto una rapidissima diffusione, trainato dal nuovo fenomeno delle migrazioni interne e dall'esigenza di chi si era spostato al Nord di restare in contatto con le famiglie, e anche da una politica di tariffe più contenute per incoraggiare gli abbonamenti.

 

Risale agli anni Novanta l'avvento del telefono mobile detto “cellulare” per il tipo di rete che consente la connessione, ma definibile come una forma di radiotelefonia: considerato dapprima in Italia un lusso riservato a ristretti gruppi sociali, si è poi diffuso a livelli da primato, tanto che nel nuovo secolo il numero di “telefonini” presenti ha superato quello degli abitanti.

Il telefono, strumento di comunicazione orale e paritario, non impone a differenza della stampa l'uso di una lingua standardizzata, ma sul lungo periodo ha contribuito all'omogeneizzazione del linguaggio. Il cellulare poi ha dato vita anche a una forma peculiare di scrittura, gli sms (letteralmente “messaggi corti”, short message service), una forma di radiotelegrafia che ha promosso la nascita in particolare nel mondo giovanile di un linguaggio abbreviato e graficizzato.