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La musica impegnata - 1

Roma, Università occupata, febbraio 1977. Foto di Tano D'Amico.Leggi cosa pensa il giornalista musicale Renato Marengo di Lucio Battisti e della musica degli anni’70. Poi leggi le frasi che riassumo i diversi paragrafi e scegli quella che ti sembra corrispondente al brano che hai letto.

 

adattato da Renato Marengo (2010), Lucio Battisti: la vera storia dell’intervista esclusiva, Coniglio ed., Roma, pp.100-103.

 

Certamente, comunque, Lucio [Battisti –ndr.] non aveva nessuna idea di cosa fossero l’impegno sociale, il movimento studentesco; di cosa significasse fare concerti per sentirsi partecipi di una sorta di rivoluzione culturale; del fatto che ci si incontrava per confrontarsi, per contarsi, stare assieme. Di cosa significasse realmente una “musica impegnata”.

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  • Lucio Battisti non conosceva la situazione sociale e politica e non partecipava ai movimenti culturali degli anni ’70 e quindi non conosceva neanche la “musica impegnata.
  • Lucio Battisti conosceva la “musica impegnata” ma non la suonava perché non condivideva le idee politiche e sociali che questa musica proponeva.
  • Lucio Battisti condivideva le idee dei movimenti politici e sociali degli anni ’70 ma non faceva “musica impegnata”.

Per capire oggi cosa significasse “l’impegno” per chi faceva musica, occorre distinguere nettamente il tipo di musica sanremese – la musica leggera tutta rime, melodie melense e ritornelli accattivanti – da quella musica che si scandiva durante le manifestazioni al ritmo dei tamburi e tammorre [Strumento musicale a percussione, tamburo cilindrico fatto da pelle di animale tesa su un telaio circolare di legno al quale sono fissati dei cerchietti di latta], come quella degli Zezi di Pomigliano d’Arco, delle Nacchere Rosse, dei Tarantolati di Tricarico, della stessa Nuova Compagnia di Canto Popolare; ma anche da quella musica che si faceva nei grandi raduni rock, quella dei Rolling Stones, dei Led Zeppelin, di Franck Zappa, della PFM [PFM: Premiata Forneria Marconi, gruppo musicale italiano nato nel 1969 che si inserisce nel filone della musica progressiva o rock progressivo, poi etichettato sotto il termine, peraltro improprio, di "pop". In questo tipo di musica confluivano influenze classiche, jazz, di musica popolare, di rock - nei suoi molteplici aspetti - e di quel filone impregnato di romanticismo che affondava le proprie radici nelle ballate folk irlandesi e americane] da quella di tanti artisti che si stavano imponendo, alcuni dei quali in Italia in quel periodo erano prodotti proprio da me [Renato Marengo – ndr.], in vari generi musicali: artisti e produttori tutti ugualmente collegati alle realtà sociali che vivevamo e interpretavamo, e per le quali lottavamo in quei giorni nello sforzo di farle evolvere.

 

  • Negli anni ’70 in Italia c’erano quattro correnti musicali: la musica leggera, la musica molto ritmata delle manifestazioni, la musica delle rock band, la musica dei nuovi artisti italiani collegati alla realtà sociale di quegli anni.
  • Negli anni ’70 in Italia c’erano due correnti musicali: quella della musica “leggera” proposta dalle canzoni di Sanremo e quella “impegnata” che si suonava nelle manifestazioni, nei grandi concerti rock, o che era proposta da nuovi artisti collegati alla realtà sociale di quegli anni.
  • Negli anni ’70 in Italia c’era un tipo di musica che era proposta in diverse manifestazioni: a Sanremo, nei grandi concerti rock, nelle manifestazioni politiche e anche da nuovi artisti collegati alla realtà sociale di quegli anni.

È utile soffermarci un attimo sulla situazione della musica di quegli anni venuti immediatamente dopo il ’68, quando nel bene e nel male un’intera generazione, spinta dal proprio entusiasmo e dalla propria giovanile energia, dalla voglia di cambiamento e di libertà, attratta dal coraggio e dall’icona del Che [Ernesto Guevara de la Serna, più noto come Che Guevara, o el Che, rivoluzionario e guerrigliero argentino, ebbe un ruolo determinante nella rivoluzione cubana tra il 1953 e il 1959], contraria al razzismo e alla guerra nel Vietnam, con una buona dose di utopia e di buona fede, mise il proprio secolo sottosopra, dichiarò guerra all’ipocrisia conservatrice dei propri genitori, all’egemonia della chiesa cattolica, rifiutandosi di accettare una vita piccolo-borghese, giacca-e-cravatta, capelli corti e barba ben rasata.

[….]

 

  • La generazione dei giovani dopo il ’68 era entusiasta, piena di energia, desiderosa di cambiamento e di libertà, affascinata da Che Guevara, in opposizione al razzismo e alla guerra nel Vietnam, spinta dall’utopia e dalla convinzione di agire bene, e per tutto questo ha deciso di opporsi al conformismo dei genitori, all’autorità della chiesa cattolica e a una vita convenzionale.
  • La generazione dei giovani dopo il ’68 era entusiasta, piena di energia, desiderosa di cambiamento e di libertà, affascinata da Che Guevara, in opposizione al razzismo e alla guerra nel Vietnam, spinta dall’utopia e dalla convinzione di agire bene, ma nonostante tutto questo non ha deciso di opporsi al conformismo dei genitori, all’autorità della chiesa cattolica e a vivere una vita convenzionale.
  • La generazione dei giovani dopo il ’68 era entusiasta, piena di energia, desiderosa di cambiamento e di libertà, affascinata da Che Guevara, in opposizione al razzismo e alla guerra nel Vietnam, spinta dall’utopia e dalla convinzione di agire bene, e tutto questo è stato causato dal conformismo dei genitori, dall’autorità della chiesa cattolica e dal vivere una vita convenzionale.