, dopo l'accesso o la registrazione il tuo account verrà connesso.

La lingua e il cibo

Alberto Sordi in "Un americano a Roma" (1954)“Siamo quello che mangiamo" è un modo di dire molto diffuso. Non è necessariamente vero, anche se, durante i decenni di forte emigrazione italiana, gli italiani all’estero erano detti “mangiaspaghetti" o “maccaronì". L’attore Alberto Sordi nella celebre sequenza del film Un americano a Roma (1954) divenne il simbolo stesso dell’italianità. Ancora oggi, gli italiani del Nord sono detti, in modo offensivo o scherzoso, “polentoni", cioè “mangia polenta".

 

Nel XXI secolo l’alimentazione italiana è molto cambiata. La dieta di base è ancora la cucina mediterranea, ma lo stile di vita, soprattutto nelle grandi città, ha cambiato le abitudini alimentari. Il pranzo è spesso uno spuntino veloce, magari al bar o al fastfood. La cena spesso si riduce a un piatto freddo, o a un secondo e una verdura. Resta la tradizione del pranzo domenicale: solitamente in famiglia, a casa e con molte (troppe) portate.

 

Ma l’importanza che il cibo ha avuto nella cultura italiana si rivela soprattutto nella lingua, nei modi di dire, spesso colloquiali. Te ne suggeriamo alcuni, tipici del parlato – chiediti se esiste l’equivalente nella lingua del paese in cui vivi:

 

Capitare a fagiolo: “venire a proposito, al momento più adatto".

Cavolo!: esclamazione che esprime disappunto, meraviglia o ammirazione.

Capperi!: esclamazione che esprime stupore, meraviglia.

Essere fritto: “essere rovinato, finito".

Essere cotto: “essere stanchi, sfiniti; o anche estremamente innamorati".

Essere un sacco di patate: “essere goffo e pesante".

Mangiare con gli occhi: “guardare qualcuno o qualcosa con intenso desiderio".

Cotto e mangiato: “detto fatto".

Pieno come un uovo: “essere completamente sazio".

Restare a bocca asciutta: “restare senza mangiare né bere", ma anche figurativamente “restare senza qualcosa".

Valere un fico secco: “valere poco o niente".

Avere le mani in pasta: “essere bene addentro".

Essere una buona pasta: “essere d’indole buona".

L’appetito vien mangiando: “non ci si accontenta mai".

Gallina vecchia fa buon brodo: “non sempre la vecchiaia è un difetto".

Dalla padella nella brace: “passare dal male al peggio".

Se non è zuppa è pan bagnato: “non esserci differenza tra due soluzioni".

Non tutte le ciambelle riescono col buco: “non sempre si riesce a fare qualcosa perfettamente".

Buono come il pane: “una persona calma e buona d’animo".

Pane per i tuoi denti: “qualcuno o qualcosa che mette a dura prova le tue capacità".

Molto fumo e poco arrosto: “qualcuno o qualcosa che nonostante le apparenze vale o conclude poco".

Nella botte piccola c’è il vino buono: “le piccole cose non sono da disprezzare".

O mangi la minestra o salti la finestra: “non avere alternativa".