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"Corbaccio (o Laberinto d'amore)"

    Letteratura e teatro

    Il significato del titolo non è sicuro: potrebbe essere sferza contro le donne (dallo spagolo corbacho e dal francese courbache) o semplicemente corvo, il nero uccello del malaugurio che, secondo la tradizione, dapprima mangia gli occhi e poi il cervello delle sue vittime (proprio come l’amore, che prima rende ciechi e poi toglie il senno).


    Corbaccio è un’invettiva contro le donne, scritta in prima persona e in lingua volgare. Il protagonista – Boccaccio stesso – ama una vedova che non lo corrisponde: disperato, si addormenta invocando la morte e in sogno gli appare lo spirito del marito defunto, inviato dal Cielo per salvarlo dal labirinto d’Amore nel quale si è smarrito. Il labirinto d’Amore o Porcile di Venere è una selva dove finisce – e viene trasformato in bestia – chi si lascia ingannare dalle lusinghe delle donne e cade prigioniero di amori ingannevoli. Lo spirito racconta a Boccaccio la sua vita infelice con la moglie, ne mette in evidenza tutti i difetti e lo invita a dedicarsi allo studio – che innalza lo spirito- e a usare tutta la sua bravura di scrittore per mettere a nudo la malvagia indole delle donne. Boccaccio promette e al risveglio si trova guarito dalle pene d’amore.


    L’opera – scritta in tarda età – riprende la concezione medievale della donna come fonte di corruzione morale e origine di tutti i mali, un pericolo da respingere con l’aiuto dello studio e dell’arte; rappresenta quindi un capovolgimento del Decameron, in cui l’amore è visto come forza naturale, benefica e positiva.

    Corbaccio ci è stato tramandato in ottantadue codici tra i quali quello più attendibile è il Laurenziano XLII,I scritto a mano da Francesco D’Amaretto Mannelli.

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