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Lorenzo il Magnifico

Letteratura e teatro
Bronzino, Ritratto di Lorenzo Il Magnifico. Fonte: Wikimedia Commons
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Lorenzo de’ Medici (1449-1492) incarna il modello più alto del principe rinascimentale e deve a questo deve l’appellativo di “Magnifico”. Capo della famiglia e del partito dominanti, ha un’egemonia incontrastata sulla politica fiorentina, diventa l’ago della bilancia intra i principi italiani[1], fa della cultura e dell’arte i capisaldi della sua azione politica, tesa a conquistare prestigio fra i potenti e consenso da parte del popolo. Lorenzo il Magnifico accresce e consolida il proprio potere personale attraverso il primato culturale e linguistico della sua città; per questo rivaluta la tradizione dello Stilnovo sostenendo la superiorità del toscano sugli altri volgari e scrive in prima persona rime e prose in volgare che contribuiscono all’affermazione del fiorentino come lingua letteraria. È un grandissimo mecenate: protegge e accoglie nella sua casa gli artisti fiorentini (Botticelli, Poliziano, Leonardo) e li introduce nelle più importanti corti italiane; trasforma opere d’arte di grande prestigio in doni diplomatici da inviare all’estero, come due rilievi in marmo del Verrocchio fatti pervenire al re d’Ungheria. In questo modo diventa arbitro, oltre che della politica, anche della cultura presso le corti italiane e straniere.

 

Come letterato sperimenta vari generi e tecniche di scrittura che corrispondono ai diversi gusti e interessi delle persone che governa: laudi e sacre rappresentazioni, poemetti in ottave, canzoni a ballo e canti carnascialeschi per il popolo; rime ispirate allo Stilnovo e a Petrarca, poemetti classicheggianti su modello di Poliziano, per i borghesi, gli aristocratici e gli uomini di cultura.

 

Il risultato è una produzione vasta ed eclettica, che riflette a pieno i molteplici aspetti dell’umanesimo fiorentino; fra le sue opere rimangono famose e apprezzate soprattutto quelle – come la celebre Canzona a Bacco – dove l’esaltazione della giovinezza e della bellezza si accompagna ad una sottile melanconia per lo scorrere inesorabile del tempo. In questi componimenti Lorenzo de’ Medici diventa portavoce di un modo di sentire che appartiene non solo a lui ma a tutta l’età del Rinascimento.



[1] Niccolò Machiavelli, nelle Istorie fiorentine, dette questa definizione di Lorenzo de’ Medici per descrivere la sua capacità di mantenere equilibrio e pace fra i vari stati.

 

 

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