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I "Sepolcri": un testo complesso

Letteratura e teatro

I Sepolcri sono di difficile comprensione, sia a livello lessicale e sintattico, sia per i numerosi riferimenti a eventi storici, testi antichi, persone e personaggi. Come guida alla lettura, utilizziamo le indicazioni date da Foscolo nella Lettera a Monsieur Guillonsulla sua incompetenza a giudicare i poeti italiani, scritta in risposta alla critica che l’abate Aimé Guillion aveva rivolto ai Sepolcri sulle pagine del Giornale Ufficiale di Milano (22 Giugno 1807). A livello tematico, il carme può essere suddiviso in quattro parti: nella prima (vv. 1-90) si sottolinea l’importanza delle tombe e dei riti funebri come ultimo legame fra vivi e morti; nella seconda (vv.91-150) si prendono in esame i vari riti funebri, esaltando quelli inglesi e quelli della classicità, nella terza (vv.151-212) si descrivono le tombe dei grandi presenti in Santa Croce a Firenze; nella quarta (vv.213-295) si esalta la poesia capace, più delle tombe, di rendere eterna la virtù degli uomini.

 

Il carme inizia con la dedica a Ippolito Pindemonte, seguita dalla massima citata da Cicerone[1]Deorum Manium iura sancta sunto (Siano rispettati i diritti degli Dei mani, cioè delle anime dei defunti). Il poeta si rivolge poi all’amico con una domanda retorica: il sonno della morte è meno doloroso (men duro) all’ombra dei cipressi dei cimiteri e nelle tombe dove i parenti testimoniano piangendo il loro affetto (confortate) per il defunto? Di certo no, è l’ovvia risposta. Quando il sole non renderà più fertile per me la natura (questa/bella d’erbe famiglia e d’animali) – spiega il poeta - quando il futuro (le ore), pieno di ingannevoli speranze che rendono bella la vita (vaghe di lusinghe) non mi sarà più davanti, quando non potrò più ascoltare i tuoi versi malinconici (mesta armonia) o comporne io stesso, non potrà certo risarcirmi di quanto ho perduto una lapide (sasso) che distingua le mie ossa da quelle degli altri innumerevoli defunti. Anche le tombe sono destinate a consumarsi col tempo, perciò la speranza che attraverso di loro possiamo essere ricordati per sempre è solo un’illusione (Anche la Speme,/Ultima Dea, fugge i sepolcri;). Ma perché l’uomo deve privarsi prima del tempo di questa illusione che gli consente di non entrare ancora nel regno dei morti (lo sofferma al limitar di Dite)? 

 

Il culto delle tombe esiste fin dalle origini dell’umanità, da quando il matrimonio (nozze), i tribunali e la religione (are) trasformarono  gli uomini, fino a quel momento simili a belve (umane belve)in creature capaci di provare pietà per se stessi e per gli altri (pietose/di sé stesse e d’altrui): da quel momento i vivi iniziarono a sottrarre all’offesa delle belve feroci, della pioggia e del vento (etere maligno) i miserevoli resti dei morti che la Natura, con continue trasformazioni (veci eterne) destina a nuove forme di vita (sensi altri). E da quel momento le tombe diventarono testimonianza di gloria (fasti) e quindi sacre come altari ai discendenti (are a’ figli); da qui (quindi) si traevano i responsi dei Lari, le divinità che proteggevano la casa (domestici Lari) e il giuramento fatto sui resti degli antenati (polve degli avi) era ritenuto inviolabile. Nell’antichità le tombe non facevano da pavimento nelle chiese , il lezzo dei cadaveri, avvolto nell’incenso, non contaminava le persone in preghiera (i supplicanti) e le immagini degli scheletri (effigiati scheletri) non rendeva tristi le città; al contrario, erano collocate in mezzo a cedri e cipressi che rendevano l’aria (zefiri) profumata e stendevano le loro fronde sempre verdi sulle tombe come se volessero conservare in eterno la memoria dei defunti; le lacrime dei parenti venivano raccolte in vasi e gli amici del defunto, accendevano le lampade votive (Rapian gli amici una favilla al Sole) per rischiarare il buio della tomba.

 

Le tombe dei grandi uomini spingono le anime nobili a grandi imprese (A egregie cose il forte animo accendono/l’urne de’ forti) e rendono bella e degna di venerazione (santa) la terra che le accoglie. Io – afferma il Foscolo – quando a Firenze, nella Chiesa di Santa Croce, vidi la tomba (il monumento) dove riposa il corpo di Machiavelli (quel grande), che dando consigli ai regnanti su come rendere più saldo il loro potere (temprando lo scettro a’ regnatori) in realtà toglie a quel potere gli ornamenti esteriori (gli allor ne sfronda) mostrando a tutti su quanto sangue e dolore esso sia fondato;e la tomba (arca) di Michelangelo. che eresse la basilica di San Pietro, l’Olimpo dei Cristiani (nuovo Olimpo) e quella di Galileo, che vide ruotare molti pianeti (più mondi) nella volta celeste (eterno padiglion), aprendo la strada all’inglese (Anglo) Isaac Newton che andò così avanti nel cammino (tanta ala vi stese) da scoprire le leggi sulla gravitazione universale, di fronte a tutto questo esclamai: Felice te, Firenze…

 

… E tu Ettore, grande eroe sconfitto, sarai onorato e compianto (onore di pianti) in eterno ovunque sia ritenuto santo il sangue versato per la patria, fino a quando il Sole illuminerà la sciagurata vita degli uomini.



[1] Cicerone nel De legibus (II, 9) cita questa massima che si trova nelle Dodici tavole, il primo testo legislativo di Roma.

 

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