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Questo piccolo grande amore (C. Baglioni - T. Coggio), 1972

Arti
Claudio Baglioni. Foto di Mimmo Lamacchia. Fonte: Flickr

Primo, clamoroso (al primo posto nella hit parade di tutti i tempi) successo dell’allora ventenne romano Claudio Baglioni, leading track dell’omonimo concept album ispirato alle vicende amorose del cantante e di Paola Massari, poi diventata sua moglie, collaboratrice dei testi, accolto in un primo tempo con diffidenza e bollato come “banale” o “sdolcinato” (siamo tra Sessantotto e Settantasette, nell’epoca d’oro del cantautorato engagé), è ormai diventato un classico (canzone d’amore più amata di sempre) del pop italiano, è stato più volte rivisitato dallo stesso autore (nel frattempo trasformatosi, da “cantante per ragazzine”, in un guru dell’impegno sociale, e rilanciato anche grazie alla trasmissione televisiva con Fabio Fazio Anima mia) e ha pure ispirato un film del 2009.

Secondo Antonelli «è al Baglioni degli anni Settanta, più che ai cantautori degli anni Sessanta, che si deve il vero e proprio svecchiamento linguistico della canzonetta: e in effetti prima di QPGA (come si usa chiamare confidenzialmente lo standard del cantante romano) era difficile trovare interi inserti di parlato dialogico. Un testo a suo modo perfetto: per l’assenza di qualunque inarcatura poetica; per l’alternanza tra la sintassi nominale delle descrizioni [...] e la sintassi mossa del vissuto (ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta); per l’accorta distribuzione degli inserti di discorso diretto [...] e di una fraseologia più adolescenziale che colloquiale (mi diceva sei una frana)» (Antonelli 2010, p. 235).
 

Quella sua maglietta fina
tanto stretta al punto che mi immaginavo tutto
e quell’aria da bambina
che non glielo detto mai ma io ci andavo matto
e chiare sere d’estate
il mare i giochi e le fate
e la paura e la voglia
di essere nudi
un bacio a labbra salate
il fuoco quattro risate
e far l’amore giù al faro...
ti amo davvero ti amo lo giuro...ti amo ti amo
davvero!
e lei
lei mi guardava con sospetto
poi mi sorrideva e mi teneva stretto stretto
ed io
io non ho mai capito niente
visto che ora mai non me lo levo dalla mente
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più!
[...]
Mi diceva “sei una frana”
ma io questa cosa qui mica l’ho mai creduta
e lunghe corse affannate
incontro a stelle cadute
e mani sempre più ansiose
di cose proibite
e le canzoni stonate
urlate al cielo lassù
”chi arriva prima a quel muro...”
non sono sicuro se ti amo davvero
non sono...non sono sicuro...
e lei
tutto ad un tratto non parlava
ma le si leggeva chiaro in faccia che soffriva
ed io
io non lo so quant’è che ha pianto
solamente adesso me ne sto rendendo conto
che lei lei era
un piccolo grande amore
solo un piccolo grande amore
niente più di questo niente più
[...]


Lorenzo Coveri
[Da: Italia linguistica: gli ultimi 150 anni, nuovi soggetti, nuove voci, un nuovo immaginario, a cura di Elisabetta Benucci e Raffaella Setti, Firenze, Le Lettere, 2011, pp. 90-91].
 

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