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"I limoni"

    Letteratura e teatro

    La poesia Limoni, scritta nel 1921, si trova in apertura della raccolta Ossi di seppia. In Limoni Montale fa un dichiarazione chiara della sua poetica e prede le distanze dal modo di scrivere retorico e pieno di enfasi tipico del suo tempo e in particolare di Gabriele D’Annunzio. I poeti che hanno ricevuto pubblici riconoscimenti e che per questo sono stati incoronati d’alloro (poeti laureati) cantano temi e utilizzano termini elevati e ricercati (piante/dai nomi poco usati). Lui, invece, ama ciò che è quotidiano, povero, poco importante e che ritrova nel paesaggio scarno della sua Liguria: pozzanghere, canne, qualche sparuta anguilla, uccelli, orti, strade che riescono agli erbosi/ fossi , viuzze che seguono i ciglioni. E in mezzo a queste cose semplici e reali (di cui l'odore dei limoni è simbolo) si placa l'eterna lotta che tormenta l'animo dell'uomo (per miracolo tace la guerra) e per un attimo si ha l’illusione di comprendere il vero significato della vita, un’illusione destinata ben presto a cadere (Ma l’illusione manca). Per raccontare la semplicità e insieme la complessità delle cose, Montale si esprime con un linguaggio estremamente preciso, utilizzando un lessico ampio e vario: forme confidenziali, vicine alla lingua parlata (Ascoltami; Vedi; Io, per me; qui tocca anche a noi poveri); ma anche termini ricercati (riescono = portano; cimase = cornicioni; s'affolta = si addensa) e latinismi[1] (susurro = sussurro, divertite = allontanate).

     

    Ascoltami, i poeti laureati
    si muovono soltanto fra le piante
    dai nomi poco usati: bossi ligustri o acanti.
    lo, per me, amo le strade che riescono agli erbosi
    fossi dove in pozzanghere
    mezzo seccate agguantano i ragazzi
    qualche sparuta anguilla:
    le viuzze che seguono i ciglioni,
    discendono tra i ciuffi delle canne
    e mettono negli orti, tra gli alberi dei limoni.

    Meglio se le gazzarre degli uccelli
    si spengono inghiottite dall'azzurro:
    più chiaro si ascolta il susurro
    dei rami amici nell'aria che quasi non si muove,
    e i sensi di quest'odore
    che non sa staccarsi da terra
    e piove in petto una dolcezza inquieta.
    Qui delle divertite passioni
    per miracolo tace la guerra,
    qui tocca anche a noi poveri la nostra parte di ricchezza
    ed è l'odore dei limoni.

    Vedi, in questi silenzi in cui le cose
    s'abbandonano e sembrano vicine
    a tradire il loro ultimo segreto,
    talora ci si aspetta
    di scoprire uno sbaglio di Natura,
    il punto morto del mondo, l'anello che non tiene,
    il filo da disbrogliare che finalmente ci metta
    nel mezzo di una verità.
    Lo sguardo fruga d'intorno,
    la mente indaga accorda disunisce
    nel profumo che dilaga
    quando il giorno piú languisce.
    Sono i silenzi in cui si vede
    in ogni ombra umana che si allontana
    qualche disturbata Divinità.

    Ma l'illusione manca e ci riporta il tempo
    nelle città rurnorose dove l'azzurro si mostra
    soltanto a pezzi, in alto, tra le cimase.
    La pioggia stanca la terra, di poi; s'affolta
    il tedio dell'inverno sulle case,
    la luce si fa avara - amara l'anima.
    Quando un giorno da un malchiuso portone
    tra gli alberi di una corte
    ci si mostrano i gialli dei limoni;
    e il gelo dei cuore si sfa,
    e in petto ci scrosciano
    le loro canzoni 

    le trombe d'oro della solarità.

     

     


    [1]I latinismi sono termini presi dal latino a partire dal XIII secolo, quando si era ormai conclusa l'evoluzione che dalla lingua latina latino aveva portato alla formazione dell'italiano

     

     

     

     

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