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I verbi parasintetici

Giovanni Fattori, "La moglie in giardino", olio su tela, 1870-1875, Collezione privata

Giovanni Fattori, "La moglie in giardino", olio su tela, 1870-1875, Collezione privata

Accanto ad alterati e ad onomatopee, Tozzi usa in questo brano un verbo cosiddetto “parasintetico”. I verbi parasintetici sono formati da un nome o un aggettivo “radice” più un prefisso e un suffisso. Sono verbi parasintetici, ad esempio, ar-ross(o)-ire in cui all’aggettivo rosso si aggiungono un prefisso a- e le desinenze verbali della 3.a coniugazione; o s-bucci(a)-are formato dal nome buccia + il prefisso privativo (“che toglie”) s- e le desinenze verbali della 1.a coniugazione. Alcuni parasintetici sono neologismi d’autore, cioè parole nuove formate da un poeta o da uno scrittore. Di questo tipo, sono, ad esempio inluiarsi (‘farsi lui’, riferito a Dio) o indiarsi (‘entrare in Dio’), entrambi utilizzati per la prima volta da Dante Alighieri nella Divina commedia.