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"Ninfale Fiesolano"

    Letteratura e teatro

    E’ un poema composto da cinquecento ottave di endecasillabi che racconta le origini dei fiumi Africo e Mensola, che bagnano Fiesole. Il giovane pastore Africo vive sulle colline di Fiesole e si innamora di Mensola, una ninfa di Diana costretta alla castità come tutte le seguaci della dea. Il padre di Africo lo scongiura di non sfidare l’ira divina, ma il pastore, con l’aiuto di Venere riesce a incontrare Mensola, che finisce per innamorarsi di lui. La ninfa però si rende conto del suo errore e dei rischi a cui sta esponendo se stessa e l’uomo amato, perciò decide di fuggire. Africo, disperato, si uccide e il sangue cade nel fiume che prende il suo nome; Mensola, incinta, si nasconde nelle grotte ma viene scoperta da Diana e trasformata nel fiume che si chiamerà come lei; il bambino, di nome Pruneo, viene affidato ad una vecchia ninfa che lo consegna alla madre di Africo. Divenuto adulto, Pruneo viene accolto alla corte di Atlante, fondatore di Fiesole, che lo nomina siniscalco [1], gli dà in sposa una nobildonna e gli dona il territorio compreso fra i fiumi Mensola e Mugnone.

    Anche per questo poema, che ci è giunto anonimo, Boccaccio fa riferimento a Ovidio e alle sue Metamorfosi.



    [1] In origine era colui che sovrintendeva alla mensa o alla casa della famiglia reale; in epoca carolingia questo titolo fu attribuito ad alti dignitari che amministravano la giustizia e avevano incarichi militari.

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