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Vittorio De Sica

Arti
Vittorio De Sica nel 1958. Fonte: ASAC - Biennale di Venezia

Vittorio De Sica (Sora, Frosinone, 1901 - Parigi 1974) attore e regista, tra i maggiori autori del neorealismo e tra le figure più celebri del cinema italiano. Già attivo negli anni venti, a teatro e al cinema, si distinse nel registro comico-brillante e raggiunse la popolarità incarnando la figura del giovane romantico e conquistatore nelle commedie dei telefoni bianchi, in particolare sotto la direzione di Mario Camerini ("Gli uomini cha mascalzoni...", 1932; "Darò un milione", 1935; "Il signor Max", 1937; "Grandi magazzini", 1939).

Agli inizi degli anni quaranta, dopo aver debuttato alla regia con la commedia sentimentale "Rose scarlatte" (1940), strinse un sodalizio con lo sceneggiatore Cesare Zavattini che, a partire da "I bambini ci guardano" (1943), segnò tutta la stagione del neorealismo con capolavori come "Sciuscià" (1946), "Ladri di biciclette" (1948) e "Umberto D" (1952), pellicole in cui raccontava la miseria e la lotta per la sopravvivenza nell'Italia del dopoguerra. Tornò poi ai toni leggeri della commedia, firmando pellicole di grande popolarità come "L'oro di Napoli" (1954, film a episodi interpretato da Totò, Sophia Loren, Eduardo De Filippo e dallo stesso De Sica), e offrendo interpretazioni indimenticabili in alcuni dei maggiori successi della commedia all'italiana, tra cui "Pane amore e fantasia" (1953) di Luigi Comencini.

Negli anni sessanta diresse Sophia Loren in film che hanno lasciato il segno nell'immaginario collettivo come "La ciociara" (1960, tratto dal romanzo di Moravia) e, in coppia con Marcello Mastroianni, "Ieri, oggi, domani" (1963) e "Matrimonio all'italiana" (1964, dalla commedia "Filumena Marturano" di Eduardo De Filippo). Tra le sue ultime regie, "Il giardino dei Finzi Contini" (1972), dal romanzo di G. Bassani, premiato con l'Oscar al miglior film straniero, il quarto ricevuto dal regista dopo quelli ottenuti per "Sciuscià", "Ladri di biciclette" e "Ieri, oggi, domani".

 

Nella foto: Vittorio De Sica nel 1958. Fonte dell'immagine: ASAC - Biennale di Venezia.

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