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"Valentino"

    Letteratura e teatro

    La poesia, che fa parte dei Canti di Castelvecchio, ha un ritmo rapido, danzante, enfatizzato dalle parole accentate al termine dei versi 8, 14 e 22 (La poesia, che fa parte dei Canti di Castelvecchio, ha un ritmo rapido, danzante, enfatizzato dalle parole accentate al termine dei versi 8, 14 e 22 (cucì, ahimè, sa), simili a squilli festosi. La gioia che emana dalle strofe iniziali stabilisce un forte legame tra l'immagine del bambino, vestito a festa come i rami (le brocche) delle siepi in fiore e quella dell'uccello venuto dal mare che, nell'ultima strofa, canta e saltella felice fra i rami del ciliegio.

     

    Il magro contadinello ha sopportato il freddo dell'inverno (… a gennaio.../tremavi, ahimè) ed ora, a marzo, possiede un vestito nuovo ma non le scarpe, proprio come un uccello, e come gli uccelli vive in un mondo canoro: il salvadanaio della mamma risuona dei soldi (tintinnante) ricavati vendendo le uova del pollaio che cantò più di un mese/ per riempirlo; le galline, cantando, gli hanno regalato un uovo (un cocco) con cui sfamarsi e ora covano, accompagnando con i loro chiocciare l'arrivo della primavera. Valentino è un fanciullo musico, che guarda con innocenza e con gioia anche gli aspetti più duri della realtà (solo, ai piedini provati del rovo/porti la pelle de' tuoi piedini):

     

    Oh! Valentino vestito di nuovo,
    come le brocche dei biancospini!
    Solo, ai piedini provati dal rovo
    porti la pelle de’ tuoi piedini;

     


    porti le scarpe che mamma ti fece,
    che non mutasti mai da quel dì,
    che non costarono un picciolo: in vece
    costa il vestito che ti cucì.

     


    Costa; chè mamma già tutto ci spese
    quel tintinnante salvadanaio:
    ora esso è vuoto; e cantò più d’un mese,
    per riempirlo, tutto il pollaio.


     

    Pensa, a Gennaio, che il fuoco del ciocco
    non ti bastava, tremavi, ahimè!,
    e le galline cantavano. Un cocco!
    ecco ecco un cocco un cocco per te!

     

    Poi, le galline chiocciarono, e venne
    Marzo, e tu, magro contadinello,
    restasti a mezzo, così, con le penne,
    ma nudi i piedi, come un uccello:


     

    come l’uccello venuto dal mare,
    che tra il ciliegio salta, e non sa
    ch’oltre il beccare, il cantare, l’amare,
    ci sia qualch’altra felicità.

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