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La storia linguistica dell’emigrazione italiana in Australia

    Emigrazione e lingua italiana nel mondo
    Vetrina di un ristorante italiano a Sydney (Foto di Samanta Buffa)

    La lingua italiana, giunta per la prima volta in Australia nel XIX secolo con i primi emigrati, tra cui missionari, politici in esilio, musicisti ed artisti, e inizialmente studiata dalle élite come lingua di cultura, di fatto si diffonde su larga scala con le ondate migratorie di origine italiana dei primi decenni del Novecento e soprattutto del secondo dopo guerra. I cospicui arrivi dall’Italia hanno fatto della comunità italiana la comunità emigrata più consistente fino a pochi anni fa, minacciata oggi dalla forte riduzione dei flussi di arrivo e dal progressivo invecchiamento della prima generazione, in parte contrastato dall’emergere delle seconde e delle terze generazioni. Ancora oggi comunque l’italiano costituisce la lingua comunitaria più diffusa secondo i dati dell’ultimo censimento del 2006, sebbene tale primato sia minacciato dall’emergere di altre lingue comunitarie come il mandarino, l’hindi, il serbo, il coreano ecc. L’italiano è inoltre fortemente presente in Australia nei panorami linguistici urbani delle principali città, soprattutto nelle insegne di negozi e ristoranti, come illustra la foto che rappresenta un’attività commerciale del centro di Melbourne. Esistono infine numerosi mass media destinati alla comunità italiana che hanno contribuito alla diffusione e al mantenimento della lingua di origine, come ad esempio La Fiamma o Il Globo o Rete Italia, e che ancora oggi hanno un buon seguito.

     

    Gli emigrati italiani del secondo dopo guerra erano giunti in Australia con un maggiore grado di italofonia e scolarizzazione rispetto a quelli che li avevano preceduti, con un repertorio linguistico che comprendeva il dialetto e l’italiano più come immagine di una lingua che come competenza e uso. Negli anni Cinquanta gli emigrati italiani arrivano portando con sé il dialetto e inoltre una varietà di italiano regionale-popolare, maturando però in Australia la consapevolezza della necessità di conquistare una varietà di italiano più elevata, oltre all’inglese. Il loro repertorio dunque si articola in tre poli: dialetto, italiano, inglese. Il livello di shift verso l’inglese è piuttosto forte sia per l’invecchiamento della prima generazione e la mancanza di nuovi arrivi, sia per lo scarso ruolo attribuito alla lingua per garantire la continuità del gruppo, oltre che per la diglossia italiano-dialetto e gli atteggiamenti negativi degli emigrati verso il dialetto. Nelle seconde e soprattutto nelle terze generazioni l’inglese domina fortemente, al punto che per le terze generazioni l’italiano rappresenta ormai una lingua sconosciuta, essendo attirati dal suo apprendimento più per il rinnovato prestigio dell’italiano in tutta la società australiana che per le proprie origini. Nelle seconde generazioni inoltre è il dialetto che domina sull’italiano. La diglossia tra italiano e dialetto non è però rigida, dal momento che l’inglese ha una forte capacità di penetrazione nel dominio familiare a scapito dell’italiano, su cui si esercita una pressione anche dal basso del dialetto.

     

    Inoltre in Australia molti studiosi hanno ipotizzato l’esistenza di una varietà autonoma di italiano d’Australia, l’australitaliano, caratterizzato dall’inserzione di voci adattate o influenzate dall’inglese.

     

     

    Fonte: Francesca Gallina, Australia e Nuova Zelanda, in Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo, a cura di Massimo Vedovelli, Roma, Carocci, 2011, pp. 429-475.