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La storia linguistica dell’emigrazione italiana in America del Nord

    Emigrazione e lingua italiana nel mondo
    Emigrati italiani all’arrivo in Canada

    L’America del nord ha vissuto e tuttora vive processi di emigrazione dall’Italia, pur con esiti differenti tra Canada e Stati Uniti, che con New York in particolare sono divenuti il paradigma dell’emigrazione italiana all’estero. 

     

    Gli Stati Uniti sono il primo paese per numero di emigrati italiani all’estero ed oggi ospitano 16 milioni di cittadini di origine italiana, con flussi migratori che si sono concentrati particolarmente agli inizi del Novecento. Numerosi sono i miti nati per descrivere la presenza della nostra emigrazione in questo Paese, che ha assunto una funzione di simbolo dell’emigrazione all’estero. Lo spazio linguistico dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti si caratterizza per un’estrema dinamicità, a seconda dell’età, la generazione, il sesso, il livello di scolarizzazione, l’origine, l’inserimento sociale e lavorativo, e include varietà che vanno dal dialetto all’angloamericano e che si collocano al di fuori di varietà standard, con numerose interferenze e semplificazioni linguistiche.

     

    L’italiano popolare assume nelle prime generazioni la funzione di varietà alta nel repertorio, cui si affiancano i dialetti, una varietà di italiano fortemente misto e naturalmente l’angloamericano. Le generazioni successive, e in particolare le terze e le quarte generazioni, subiscono un processo di shift linguistico verso l’inglese, che comporta un uso dell’italiano con valore simbolico, legato solo a contesti e pratiche di gruppo particolari. Di fatto, il repertorio linguistico degli emigrati italiani, che inizialmente era pluridialettale, è la lingua American-Italian, frutto del contatto fra tutte le varietà che si ritrovano nello spazio linguistico della comunità. Particolarmente interessante è anche il fenomeno del Broccolino, mescolanza di dialetti italiani e di inglese-americano utilizzata in particolare nella Little Italy di Brooklin, segno distintivo di più generazioni di emigrati che ha condizionato fortemente l’immaginario linguistico degli emigrati italiani negli Stati Uniti.

     

    Il Canada ha iniziato ad accogliere consistenti flussi migratori dall’Italia soprattutto dopo la Seconda Guerra Mondiale. Per descrivere lo spazio linguistico dei nostri emigrati in Canada sono state elaborate due posizioni principali: da alcuni il repertorio degli emigrati di origine italiana è visto come incapacità di gestire adeguatamente sia l’italiano che l’inglese, da altri invece è visto come un sistema autonomo, frutto del contatto linguistico nel contesto di arrivo, che è stato definito come italiese.

     

    L’italiese sarebbe dunque una varietà parlata dalla prima generazione di emigrati che deriva dalla dialettizzazione di termini ed espressioni inglesi. Nelle seconde e terze generazioni l’italiese continua a far parte del repertorio linguistico, ma subisce profondi cambiamenti con fenomeni di code-switching e il ricorso all’italiese per vezzo o per farsi comprendere meglio in famiglia. Nel loro repertorio inoltre trovano spazio l’inglese, l’italiano e i dialetti, con una progressiva scomparsa però dell’italiese in primo luogo e quindi dell’italiano a favore delle lingue del Paese di arrivo. Il dialetto a sua volta subisce un fenomeno di marginalizzazione, essendo usato solo in contesto familiare e soprattutto laddove vi sia un nonno italiano.

     

     

    Fonte: Sabrina Machetti, America del Nord, in Storia linguistica dell’emigrazione italiana nel mondo, a cura di Massimo Vedovelli, Roma, Carocci, 2011, pp. 387-428.