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Sardegna

Varietà dell'italiano

La realtà linguistica sarda è contraddistinta da una significativa frammentazione dialettale in cui sono riconoscibili alcune aree principali, prima di tutto quella logudorese (nella parte centro-settentrionale) e quella campidanese (nella parte meridionale), a loro volta con forti differenziazioni interne. Si tratta quindi di una situazione in cui il cosiddetto “sardo” è in realtà l’insieme di parlate che non rientrano nel numero dei dialetti italiani, e che non si riferiscono neanche a un’unica lingua-tetto di carattere regionale diversa dall’italiano letterario. Anche il logudorese, che anticamente ha svolto, più delle altre varietà, la funzione di volgare illustre e ha circolato in forme letterarie anche fuori dall’isola, oggi non è più avvertito come rappresentante unico della dialettofonia della Sardegna.

 

Anche in Sardegna, in un quadro interessante di plurilinguismo in cui persistono i dialetti sardo-corsi, l’algherese e il tabarchino, l’italiano si è sempre più diffuso a scapito delle lingue locali tradizionali, soprattutto nelle fasce più giovani della popolazione. Resta difficile definire il rapporto che intercorre tra italiano e sardo che continuano a coprire funzioni diverse: i parlanti, pur sentendo l’italiano come lingua estranea rispetto alle altre lingue locali, le attribuiscono ormai il prestigio di lingua “ufficiale” e la varietà sarda viene sempre più limitata alla comunicazione quotidiana. Com’e avvenuto in tutta Italia nel corso del Novecento, ma qui in modo particolare, l’italiano è stato riconosciuto come la lingua dell’avanzamento sociale, la lingua che dava opportunità di miglioramento delle condizioni di vita e, nello spirito pratico e utilitaristico tipico dei sardi, ha potuto estendere aree e contesti d’uso.