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La poetica di Poliziano

Letteratura e teatro

I temi

Le opere di Poliziano trattano i temi tipi dell’Umanesimo fiorentino: l’esaltazione della vita umana, della natura – vista come anima del mondo, come opera d’arte creata da un’intelligenza superiore – e dell’amore, considerato il più nobile ed elevato dei sentimenti, l’unico capace di avvicinare l’uomo a Dio, che ha come manifestazioni esterne e concrete la bellezza e la grazia, proprie della giovane età; per questo sono ricorrenti anche il rimpianto per la giovinezza che passa in fretta e l’invito a goderne il più possibile. A questi temi e motivi propri dell’Umanesimo, Poliziano aggiunge contributi originali che derivano dallo stilnovo (le personificazioni), da Dante, da Petrarca e dagli autori della classicità (richiami a versi della Commedia e del Canzoniere e alle opere di Virgilio, Orazio e Ovidio), dalla tarda latinità (la presenza di figure mitologiche), dalla poesia popolare (la narrazione in ottave).

 

 

La lingua e lo stile

Poliziano ritiene che l’imitazione dei classici non può essere semplice riproduzione ma scelta consapevole, finalizzata ad esprimere a pieno la propria poetica.

 

Per questo, grazie alla sua vasta cultura, crea uno stile personale e originale in cui fra le forme, i vocaboli, i procedimenti degli autori classici latini e greci sia e degli scrittori in lingua volgare, sceglie quelli che ritiene diano alla poesia eleganza, ritmo e chiarezza. In questo modo, il volgare si rinnova e si nobilita grazie all’apporto della classicità e l’imitazione dei classici perde gli aspetti pedanti e artificiosi per acquistare leggerezza e nuovi significati. Tutto questo si realizza a pieno nelle Stanze, scritte in ottava rima; un’ottava rima definita dalla critica come la più perfetta prodotta fino a quel momento. 

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