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Modi finiti

    Morfologia

    1. Modo indicativo

     

    È chiamato così il modo che «indica» un fatto che è reale o viene presentato come reale. Es.: Oggi piove; Sono a scuola; Il sole illumina la terra; Roma è diventata capitale d’Italia nel 1870; Sono arrivato tardi perché il mio orologio funzionava male; Se verrai a trovarmi, ti farò ve­dere i miei quadri. Queste frasi presentano quei fatti come veri e realmente acca­duti o come fatti che, stando a certe condizioni, accadranno con certezza.

    Il modo indicativo è il più usato come modo della «realtà» o «certezza». Ha otto tempi di cui uno per il presente, cinque per il passato e due per il futuro. L’uso degli otto tempi è il seguente:

     

     

    TEMPI DEL MODO INDICATIVO

    tempi del

    presente

    1) Presente: amo, ami, ama,…

    Riferisce il fatto al momento in cui se ne parla: vedo, sento, squilla il telefono. Insieme con un avverbio che indica un futuro abbastanza prossimo, si usa comunemente anche per il futuro: Domani parto per la montagna.

    Il presente viene adoperato anche come presente storico: Mozart nasce a Salisburgo nel 1756; e come presente “atemporale” per l’espressione di verità universali o scientifiche: l’uomo è un animale razionale; due più due fa quattro.

    tempi del

    passato

    2) Imperfetto: amavo, amavi, amava, …

    Riferisce il fatto a una qualsiasi epoca (anche lontanissima), e serve a presentare quel fatto come continuo nella sua durata: Ieri pioveva. Viene spesso adoperato per indicare due fatti contemporanei: Dormivo tranquillamente quando hanno suonato alla porta; oppure per indicare un’azione ripetuta o abituale: Passavo tutti i giorni per Piazza Plebiscito.

    Si usa inoltre come forma di cortesia: Desideravo un caffè; e, nel parlato, al posto del congiuntivi e del condizionale nel periodo ipotetico: Se venivi, ti divertivi = «Se fossi venuto, ti saresti divertito».

     

    3) Passato remoto: amai, amasti, amò, …

    Riferisce il fatto al passato, presentandolo come “sentito ormai staccato dal presente”: L’alluvione di due anni fa distrusse il ponte (il fatto non ha più conseguenze sul presente, ad es. il ponte è già stato ricostruito).

     

    4) Passato prossimo: ho amato, hai amato, ha amato, …

    Riferisce il fatto al passato, presentandolo come “sentito ancora vicino al presente”: L’alluvione di due anni fa ha distrutto il ponte (il fatto ha ancora conseguenze sul presente, ad es. il ponte non è stato ancora ricostruito).

     

    5) Trapassato prossimo: avevo amato, avevi amato, …

    Riferisce il fatto al passato, collocandolo prima di un’altra azione passata: Avevo appena finito di mangiare, quando squillò il telefono.

     

    6) Trapassato remoto: ebbi amato, avesti amato, ebbe amato, …

    Riferisce il fatto al passato, collocandolo prima di un altro fatto indicato col passato remoto: Quando ebbe finito di parlare, se ne andò. Questo tempo si trova soltanto in frasi dipendenti temporali (ma è raro e si sostituisce col passato remoto: Quando finì di parlare, se ne andò; oppure con l’infinito: Dopo aver finito di parlare, se ne andò).

     

    tempi del

    futuro

    7) Futuro semplice: amerò, amerai, amerà, …

    Riferisce il fatto a un tempo che deve venire (di solito non vicinissimo, nel qual caso si usa il presente): Il prezzo della benzina salirà ancora.

    Il futuro viene anche adoperato per indicare un obbligo (valore “deòntico”): Gli parlerai tu!; oppure si usa per esprimere dubbi o supposizioni (valore epistèmico): Conoscerai certamente questa poesia; Saranno le 8. Si usa, infine, in sostituzione del congiuntivo: Penso che partirà.

     

    8) Futuro anteriore: avrò amato, avrai amato, avrà amato, …

    Riferisce il fatto a un tempo anteriore a un altro futuro (quindi più vicino al presente): Quando avrò finito le medie, deciderò che cosa fare.

     

    2. Modo congiuntivo

     

    Questo modo si usa quasi sempre nelle frasi dipendenti[1] per esprimere un desi­derio o una supposizione di qualcuno o la possibilità che un fatto avvenga o possa essere avvenuto. Si usa spesso in dipendenza da verbi come credere, supporre, desidera­re, volere, sembrare, ecc., in frasi come queste: Mi pare che basti; Aspetto che arrivi il treno; Vorrei che qualcuno mi pulisse la lavagna; Gli ho spiegato tutto perché fosse informato. Inoltre, il congiuntivo si usa in frasi principali che esprimo­no augurio o desiderio (Potessi avere una bicicletta nuova!), oppure come impe­rativo di 3a persona (congiuntivo esortativo): Vada  via!. Il modo congiuntivo ha solo quattro tempi.

     

     

    TEMPI DEL MODO CONGIUNTIVO

    tempi del presente

    1) Presente: (che) io ami, (che) tu ami, (che) egli ami, …

    Indica un fatto in relazione con un altro presente o futuro: Voglio che tu venga con me; Credo che siano proprio loro; Non so se sia vero.

    Si usa anche con valore esortativo: Vadano pure.

    tempi del passato

    2) Imperfetto: (che) io amassi, (che) tu amassi, (che) egli amasse, …

    Indica un fatto in relazione con un altro fatto passato: Volevo che tu venissi con me; Aspettavo che arrivasse; Speravo che mi telefonasse; oppure si trova in dipendenza di un condizionale: Vorrei che non si stancasse; Avrei voluto che ci fosse anche lui.

    Può anche esprimere desiderio o augurio: Potessi esserci anche tu!

     

    3) Passato: (che) io abbia amato, (che) tu abbia amato, (che) egli abbia amato, …

    Indica un fatto passato in relazione con uno presente: Credo che sia partito; Sembra che lo sciopero sia stato revocato; Spero che tu mi abbia creduto.

     

    4) Trapassato: (che) io avessi amato, (che) tu avessi amato, (che) egli avesse amato, …

    Indica un fatto passato in relazione con un altro fatto passato: Credevo che tu fossi partito; Sembrava che lo sciopero fosse stato revocato; Speravo che tu mi avessi creduto.

     

    3. Modo condizionale

     

    È chiamato così il modo che presenta un fatto che si potrebbe verificare o si sa­rebbe potuto verificare come conseguenza di una certa condizione. (Attenzione: il con­dizionale esprime la conseguenza e non la condizione!). Si ha perciò nelle frasi principali del periodo ipotetico. Es.: Partirei, se non fosse così freddo; Avrei comprato la macchina nuova, se avessi avuto soldi a sufficienza.

    Il modo condizionale ha due soli tempi.

     

     

    TEMPI DEL MODO CONDIZIONALE

    tempi del presente

    1) Presente: amerei, ameresti, amerebbe, …

    Indica un fatto presente sottoposto a una condizione (presente o passata): Se ti alzassi prima, saresti più puntuale; Se avessi detto la verità, ora saresti più tranquillo.

    Il condizionale si usa anche nelle richieste, come forma di cortesia: Vorrei un caffè; Potresti prestarmi la penna?

    Il condizionale può avere anche valore desiderativo o potenziale: la prenderei io “vorrei / potrei prenderla”; oppure valore dubitativo: Non saprei da dove cominciare.

     

    tempi del passato

    2) Passato: avrei amato, avresti amato, avrebbe amato, …

    Indica un fatto passato sottoposto a una condizione passata: Se ti fossi alzato prima, saresti arrivato in orario.

    Si trova anche in dipendenza da verbi di promessa, speranza e simili, usati al passato: Promise che sarebbe tornato; Sperava che l’avresti aiutato.

     

    4. Modo imperativo

     

    È il modo del comando (dal lat. imperare “comandare, dare ordini”). Ha soltanto forme per il presente, perché un ordine si può dare veramente solo al presente: Vieni qui!; Uscite subito! (Un ordine per il futuro si dà usando il futuro: Partirai domani!). Ha forme proprie soltanto per la 2a persona singolare (ama) e plurale (amate); per dare ordini rivolgendosi a una terza persona (reale o come forma di cortesia), a un gruppo di per­sone, compreso chi parla (1a pers. plur.), o a terze persone, si usano le forme del con­giuntivo presente (Vada subito a casa!; Andiamo!; Vadano subito via!).

    L’imperativo negativo si forma premettendo non all’infinito del verbo, per la 2a pers. sing. (non andare, non venire, non mangiare), e alla 2a pers. plur. dell’imperativo positivo, per la 2a pers. plur. (non uscite, non correte).

     

     

     



    [1] Si chiama congiuntivo proprio perché più spesso è nelle frasi che sono “congiunte” con le altre, cioè nelle dipendenti.

     

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