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Il modello valenziale. Il verbo e le sue valenze

Sintassi

Per analizzare le strutture della frase è necessario servirsi di un MODELLO teorico che permetta di cogliere gli elementi necessari e sufficienti per definire di volta in volta ciò che osserviamo. Il modello adottato in questa descrizione della sintassi della frase italiana è quello della GRAMMATICA VALENZIALE, definito da Lucien Tesnière a metà del secolo scorso (L. Tesnière (1893-1954), Èlèments de syntaxe structurale, pubbl. postumo nel 1959). È un modello che spiega in maniera chiara e convincente le caratteristiche degli oggetti che osserviamo e che permette di cogliere il rapporto essenziale del tutto con le sue parti.

 

L’elemento che regola i rapporti sintattici tra i pezzi principali della frase e funziona da vero e proprio “motore” che porta alla sua costruzione è il verbo, nel quale troviamo due tipi di informazione:

 

a) il significato proprio del verbo, che indica quello che più genericamente possiamo chiamare l’evento (avvenimento, fenomeno, modo di essere di qualcosa o di qualcuno, azione, processo mentale, stato d’animo, …);

 

b) i dati relativi a tempo, modo, aspetto in cui poniamo la nostra rappresentazione di quell’evento.

 

Il significato del verbo coglie l’essenza dell’evento ed è quindi l’elemento dinamico che mette in moto, nella mente del parlante, il meccanismo centrale della frase.

 

Conoscendo il significato del verbo nella sua lingua il parlante sa (per esperienza generale del mondo nel quale vive) quali elementi “indispensabili” bisogna aggiungere a quel verbo perché si formi intorno ad esso un’espressione di senso compiuto, cioè una frase. Il verbo quindi si comporta come un elemento chimico che ha una determinata “valenza”, in base alla quale si può combinare con altri elementi chimici. La valenza del verbo si può definire così:

 

valenza del verbo

proprietà che ha il verbo, in base al proprio significato, di chiamare a sé gli elementi necessari e sufficienti con i quali può costruire una frase di senso compiuto.

 

Prendiamo in esame i quattro verbi già visti nella scheda 1 e vediamo da quali elementi deve essere accompagnato ciascun verbo per fornire un’informazione compiuta:

 

 

a) sbadigliare

questo verbo deve essere accompagnato soltanto dall’indicazione di “chi” sbadiglia. In questo modo si genera la frase, già autosufficiente, Piero sbadiglia.

 

b) pulire

l’atto del pulire implica che si indichino “chi” pulisce e “che cosa” pulisce. Si costruisce così la frase Mario pulisce la finestra.

 

c) giovare

indica che “qualcuno o qualcosa” giova “a qualcun altro o a qualche altra cosa”. Si costruisce così la frase Lo sport giova alla salute.

 

d) regalare

l’atto del regalare implica che si indichino “chi” regala, “che cosa” e “a chi”. Si costruisce così la frase Gli amici regalano un libro a Giulia.

 

Gli elementi specificamente legati al verbo perché ne riempiono (“saturano”) le valenze, e che devono essere tenuti distinti da tutti gli altri, che giocano altri ruoli, si chiamano argomenti:

 

Gli argomenti sono gli elementi strettamente necessari e sufficienti per saturare le valenze del verbo.

 

Il verbo e i suoi argomenti formano una frase “minima” che costituisce il nucleo della frase, intorno al quale possono svilupparsi, come vedremo, altre parti della stessa frase. Quindi Piero sbadiglia, Mario pulisce i vetri, Lo sport giova alla salute e Gli amici regalano un libro a Giulia sono altrettante frasi minime, ossia nuclei portanti di frasi eventualmente più ampie.

 

La frase minima costituita dal NUCLEO si definisce FRASE SEMPLICE non perché è formata da poche parole ma perché ha un solo verbo che la regge. L’aggettivo semplice ha qui il significato del latino simplex ‘fatto di un solo componente’. La FRASE COMPLESSA invece ha anche altri verbi, ma, come vedremo, collocati “in periferia”.

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