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Mario Monicelli

Arti
Il regista Mario Monicelli in una pausa di riflessione. Fonte: INDIRE-DIA

Mario Monicelli (Viareggio 1915 - Roma 2010) regista cinematografico. Muove i primi passi nel mondo del cinema negli anni trenta, per poi affermarsi nell'immediato dopoguerra come sceneggiatore tra i più ricercati, spesso in coppia con Steno, con il quale dirige film di notevole successo come "Totò cerca casa" (1949) e "Guardie e ladri" (1951, con Totò e Aldo Fabrizi).

Nel 1958 firma "I soliti ignoti", il film per eccellenza della commedia all'italiana, genere di cui è tra i padri fondatori. Con umorismo dolceamaro, attenzione critica  e disincanto, dissacra la storia italiana del primo conflitto mondiale in "La grande guerra" (1959, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman), rievoca il nascente movimento operaio nella Torino di fine Ottocento in "I compagni" (1963, con Marcello Mastroianni) e stravolge l'immaginario epico-cavalleresco del Medioevo con "L'armata Brancaleone" (1966). In seguito affronta i temi dell'emancipazione femminile in "La ragazza con la pistola" (1968, con Monica Vitti nel suo primo ruolo comico) e l'incontro-scontro tra Nord e Sud d'Italia con "Romanzo popolare" (1974, con Ugo Tognazzi e Ornella Muti).

Nel mutato clima sociale e politico degli anni settanta, segna simbolicamente la fine della commedia all'italiana, adottando una visione più malinconica in "Amici miei" (1975, con Tognazzi, Moschin, Noiret e Celi) e dirigendo Sordi nell'inedito ruolo drammatico di "Un borghese piccolo piccolo" (1977, dal romanzo di Vincenzo Cerami). Tra i suoi ultimi film, si ricordano "Speriamo che sia femmina" (1986) e "Parenti serpenti" (1992), che della commedia all'italiana riprendono e aggiornano gli umori.

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