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Mario Camerini

    Arti
    Mario Camerini. Fonte: Wikipedia

    Mario Camerini (Roma 1895 - Gardone Riviera, Brescia, 1981) regista di punta, insieme a Blasetti, del cinema italiano negli anni trenta. Già attivo nel decennio precedente, diresse vari film muti, tra i quali, "Rotaie" (1930) che si distinse per la capacità di mettere insieme realismo ed espressionismo, commedia brillante americana e cinema sovietico, procurando al regista i consensi della critica.

    Si dedicò poi soprattutto alla commedia dirigendo, con tocco leggero e aggraziato, una serie di pellicole che costituiscono gli episodi migliori del cosiddetto "cinema dei telefoni bianchi". Ottenne un successo clamoroso con la commedia "Gli uomini, che mascalzoni... " (1932, sceneggiato dal regista con Aldo De Benedetti e Mario Soldati), trampolino di lancio per Vittorio De Sica, poi protagonista, con Assia Noris, di altre sue pellicole di grande popolarità come "Darò un milione" (1935, primo soggetto cinematografico di Cesare Zavattini che ne firmò anche la sceneggiatura), "Il signor Max" (1937, film che segnò la consacrazione definitiva del regista) e "Grandi magazzini" (1939).

    Girò anche adattamenti cinematografici di opere letterarie come "Il cappello a tre punte (1935, con Eduardo e Peppino De Filippo) dal romanzo di Pedro Antonio de Alarcón, trasposto dalla Spagna alla Napoli seicentesca, da cui furono tagliate, per volere di Mussolini, le scene relative al malcontento popolare. Nel dopoguerra firmò produzioni importanti come "Ulisse" (1954, con Kirk Douglas, Silvana Mangano ed Anthony Quinn) e "Crimen" (1961, con Alberto Sordi e Vittorio Gassman), ma non ebbe più il rilievo del suo periodo d'oro. 

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