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"I Malavoglia": una lunga elaborazione

Letteratura e teatro

Il 17 maggio 1878 Verga scrive all’amico Capuana: Io sono contento del mio sacrificio incruento , che mi lascia meglio soddisfatto del mio lavoro e mi fa sperare che riesca quale l’ho vagheggiato in immaginazione. A proposito, mi hai trovato una ‘ngiuria [1] che si adatti al mio titolo? Che ti sembra I Malavoglia? [2]

 

Questa lettera piena di entusiasmo giunge alla fine di un lungo lavoro di scrittura che inizia nel 1874, quando Verga, sull’onda del successo ottenuto con il racconto Nedda, appena pubblicato, presenta all’editore Treves un bozzetto marinaresco  dal titolo Padron ‘Ntoni. Lo scrittore, però, non è soddisfatto del bozzetto: lo ritiene dispersivo e privo di mordente. Lo rielabora e lo corregge a più riprese fino al febbraio del 1878: il testo è pronto ma è troppo lungo (trecento pagine manoscritte) per essere pubblicato nella rivista di Treves. Nel frattempo Verga ha anche cambiato idea rispetto al progetto iniziale. Come scrive all’amico Salvatore Paolo Verdura non vuol più scrivere una novella ma un romanzo che utilizza solo la parte centrale del bozzetto. Nella lettera a Capuana del 17 maggio annuncia che il sacrificio è avvenuto: il bozzetto marinaresco si è trasformato, appunto, in un romanzo. Verga lavora per altri due anni ancora alla stesura dei Malavoglia, scrivendo in contemporanea anche Vita dei campi. Le tecniche narrative sperimentate nelle novelle vengono utilizzate nel romanzo, mentre alcuni episodi del romanzo entrano a far parte di Vita dei campi, come la storia d’amore fra ‘Ntoni, Pudda e Grazia, che verrà ripresa nella Cavalleria rusticana per le vicenda di Turiddu, Lola e Santa



[1] In dialetto siciliano indica un soprannome scherzoso.

[2] La lettera è contenuta in. I grandi romanzi, a cura di F. Cecco e C. Riccardi, Milano, Mondadori, 1972.

 

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