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Leonardo da Vinci

Leonardo da Vinci, "Autoritratto", 1513 circa, Biblioteca Reale, Torino

Leonardo nasce ad Anchiano, presso Vinci, il 15 aprile del 1452, «a ore tre di notte», come il nonno paterno Antonio si premura di registrare. Agli inizi degli anni settanta comincia l'apprendistato presso la bottega di Andrea del Verrocchio, amico del padre: qui conosce tra gli altri Botticelli, il Perugino, il Ghirlandaio. Il disegno di un paesaggio, attualmente conservato agli Uffizi, è la prima opera datata di pugno di Leonardo: «dì di S. Maria della Neve, addì 5 d'agosto 1473».

 

Alla seconda metà degli anni settanta risalgono la Madonna del Garofano, l'Annunciazione e l'Adorazione dei magi, dove appaiono le prime prove dei tratti che definiranno l'originalità e la bellezza dell'intera produzione pittorica: l'attenzione all'espressione dei volti; la precisione e la concretezza nella rappresentazione della natura; la giustapposizione di diversi piani prospettici; il trattamento del colore in funzione della resa della profondità, con il progressivo ridursi delle tonalità a gradazioni di azzurro via via più chiare. A quest'epoca risalgono anche le prime scritture: un ristretto gruppo di carte oggi raccolte nei codici Atlantico e Arundel, strettamente funzionali all'attività di pittore.

 

Con il trasferimento a Milano, nel 1482, inizia il periodo più intenso nella vita di Leonardo: la capitale del ducato sforzesco sotto la signoria di Ludovico il Moro è un centro attivissimo di scienza, matematica, arte e tecnica applicata; qui Leonardo fa gli incontri determinanti per lo sviluppo della sua personalità di artista, ingegnere, architetto, scienziato. A Milano sono dipinti i capolavori: la Vergine delle rocce, la serie dei ritratti (il Ritratto di musico, la Belle ferronière, la Dama con l'ermellino) e L'ultima cena nel refettorio del convento di S. Maria alle Grazie, con tecnica mista a tempera e olio. Coinvolto nella progettazione del tiburio del duomo di Milano e nella fabbrica del duomo di Pavia, Leonardo frequenta Donato Bramante, Francesco di Giorgio Martini, Antonio da Sangallo; progetta piani urbanistici e idraulici; viene introdotto allo studio della trattatistica latina in ambito medico, matematico, ottico, astronomico da Luca Pacioli e Fazio Cardano. Dalla metà degli anni ottanta redige con continuità carte di appunti e schizzi, che confluiranno nei codici maggiori (Atlantico, Arundel, Madrid I e II, Hammer) o saranno rilegati in quaderni di piccolo formato (i 12 codici di Francia da cui deriverà anche il codice sul volo degli uccelli, il codice Trivulziano, i 3 codici Forster). Il motto fanne sperientia poi regula non solo dà ragione dell’infaticabile applicazione di Leonardo a ogni campo del sapere, ma anche dell’elaborazione di un tessuto linguistico personalissimo e vorace, alimentato da iniezioni continue di voci popolari e voci dotte, voci di bottega e neoconiazioni di ambito tecnico: una lingua magmatica e fabbrile, che instancabilmente tasta la duttilità semantica delle parole, indagandone e modellandone la disponibilità nel confronto assiduo con la natura e le sue leggi.

Dopo la caduta di Milano, Leonardo vagabonda per le corti dell'Italia settentrionale e centrale, con occasionali rientri a Firenze: prima a Mantova, dove abbozza il cartone preparatorio del ritratto di Isabella d'Este, poi a Venezia; nel 1502 è al servizio di Cesare Borgia con l'incarico di architetto e ingegnere militare, a Piombino, Urbino, Cesena. Tramontata la stella del Valentino, dalla metà del 1503 Leonardo lavora all'affresco (mai concluso, e oggi perduto) della Battaglia di Anghiari su una delle pareti del Salone dei Cinquecento in Palazzo della Signoria a Firenze. Sulla parete opposta Michelangelo affresca la Battaglia di Cascina (anche quest'opera è perduta).

 

Iniziano in questo periodo gli studi per la composizione della Gioconda, che sarà completato probabilmente durante l'ultimo soggiorno romano, nel 1514, e seguirà il maestro in Francia. Alla fine del 1516, Leonardo accoglie infatti l'invito del re Francesco I e si trasferisce presso la dimora che questi gli assegna, nel castello di Clos-Lucé, vicino ad Amboise. Insignito del titolo di premier peintre, architecte et mecanicien du roi, Leonardo prosegue qui i suoi studi fino alla morte, il 2 maggio 1519. Lo assiste l'allievo Francesco Melzi che, rientrato in Italia, custodirà le carte, i libri, i cartoni e i disegni del maestro. Ricopiando e riorganizzando gli appunti di vari codici (circa la metà oggi perduti), il Melzi compilerà un trattato organico che circolerà presso letterati e artisti del secondo Cinquecento italiano con il titolo di Libro di pittura.

 

(a cura di Margherita Quaglino)

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