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L'importanza della letteratura

    Letteratura e teatro

    Italo Calvino è un intellettuale impegnato e curioso, attento ai cambiamenti sociali e politici del suo tempo, alle proposte di rinnovamento che vengono dalla cultura europea, alla realtà sempre più complessa del mondo contemporaneo, simile a un intricato labirinto. Così scrive nel saggio Sfida al labirinto pubblicato nel 1962 sulla rivista letteraria Menabò, da lui fondata insieme a Vittorini:

     

    Resta fuori chi crede di poter vincere labirinti sfuggendo alla loro difficoltà; ed è dunque una richiesta poco pertinente quella che si fa alla letteratura, dato un labirinto, di fornire essa stessa la chiave per uscirne. Quel che la letteratura può fare è definire l'atteggiamento migliore per trovare la via d'uscita, anche se questa via d'uscita non sarà altro che il passaggio da un labirinto all'altro. È la sfida al labirinto che vogliamo salvare, è una letteratura della sfida al labirinto che vogliamo enucleare e distinguere dalla letteratura della resa al labirinto.

     

    Ma Calvino è soprattutto uno scrittore che intende conservare la libertà di esprimere il suo pensiero; da qui nasce il suo dissenso per ogni forma di direzione politica all'attività letteraria o di furbizia intellettuale, la sua critica di ogni conformismo e, sul piano teorico, ogni cedimento all’irrazionale. Dalla sua Prefazione all'edizione del 1964 del Sentiero dei nidi di ragno, pubblicato per la prima volta nel 1947:

     

    Cominciava appena allora il tentativo d'una direzione politica dell'attività letteraria: si chiedeva allo scrittore di creare l'eroe positivo, di dare immagini normative, pedagogiche di condotta sociale, di milizia rivoluzionaria… già stavo a pelo ritto, a unghie sfoderate contro l'incombere di una nuova retorica. La mia reazione d'allora potrebbe essere enunciata così:- Ah, sì, volete l'eroe socialista? Volete il romanticismo rivoluzionario? E io vi scrivo una storia di partigiani in cui nessuno è eroe, nessuno ha la coscienza di classe. Che ce ne importa di chi è già un eroe? Di chi la coscienza ce l'ha già? È il processo per arrivarci che si deve rappresentare!

     

    Questa scelta di libertà porta con sé un'acuta intelligenza del negativo e una riflessione difficile e sofferta sul ruolo e sul significato della letteratura nel nuovo millennio. Nel saggio Midollo del leone, pubblicato nel 1955 sulla rivista di arte e letteratura Paragone, Calvino afferma:

     

    La letteratura che vorremmo veder nascere dovrebbe esprimere nell'acuta intelligenza del negativo che ci circonda, la volontà limpida e attiva che muove i cavalieri negli antichi cantari o gli esploratori nelle memorie di viaggio settecentesche. Vorremmo anche noi diventare figure di uomini e di donne piene d'intelligenza, di coraggio e d'appetito, ma mai entusiasti, mai soddisfatti, mai furbi o superbi. Pensiamo a una rivincita dell'intelligenza umana e razionale sui due suoi maggiori nemici: la furbizia intellettuale e allusiva e l'entusiasmo lirico irrazionalista, panteista e falsamente generoso. In ogni poesia vera esiste un midollo di leone, un nutrimento per una morale rigorosa, per una padronanza della storia.

     

     I protagonisti delle sue opere – da Pin del Sentiero dei nidi di ragno a Marcovaldo, da Medardo di Terralba al cavaliere Agilulfo dei Nostri Antenati, da Marco Polo delle Città invisibili al signor Palomar – incarnano tutto questo. Calvino racconta il suo percorso di ricerca in alcuni articoli (Il midollo del leone e La sfida al labirinto) che anticipano anche personaggi e temi dei futuri romanzi, ma anche nelle introduzioni, nelle note, nei risvolti di copertina dei suoi libri.

     

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