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Giornata IV: Filippo Balducci

La IV giornata ha come argomento gli amori infelici, il re è Filostrato. L’introduzione è molto particolare perchè – unica volta nel Decameron – Boccaccio, per difendersi dalle accuse di trattare temi immorali e scandalosi, racconta in prima persona la cosiddetta novella delle papere[1] dove l’amore e la sessualità sono presentati come istinti naturali e positivi.

Filippo Balducci, fiorentino, rimane presto vedovo e decide di ritirarsi a vita monastica. Insieme al figlioletto di due anni si trasferisce sul monte Senario, vicino a Firenze, e va ad abitare in una piccola cella dove vive di elemosina, digiuni e preghiere. Filippo cerca di tenere lontano il figlio da tutte le tentazioni terrene: lo tiene chiuso nella cella, gli insegna solo preghiere e gli parla della vita eterna, di Dio e dei Santi.

Passano molti anni. Filippo, ormai vecchio, pensa che il suo ragazzo, educato nella purezza e nella castità, sia ormai al sicuro dalle cose del mondo e lo porta con sé a Firenze. Il giovane osserva con meraviglia i palazzi, le chiese e tutte le bellezze della città, a lui sconosciute, chiede al padre quale sia il loro nome e ottiene sempre una pronta risposta. Quando per avventura incontrano un gruppo di belle giovani donne e onorate che tornano da una cerimonia nuziale. Il figlio subito chiede che cosa quelle fossero. Il padre gli ordina di non guardarle perché son mala cosa; ma il giovane insiste:- O come si chiamano? Elle son papere, risponde Filippo. E il ragazzo:- Padre mio, io vi priego che voi facciate che io abbia una di quelle papere!



[1] La novella delle papere ha origini antichissime. Si basa su una storia, forse orientale, che si è diffusa in Europa attraverso il successo avuto da  Barlaam e Josaphat, una leggenda molto popolare nel medioevo dove si narra la versione cristiana della vita di Budda. 

 

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