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Gian Luigi Beccaria su Metastasio

    Letteratura e teatro

    «Naturalezza, spontaneità, equilibrio, tranquilla armonia, forme aggraziate ed eleganti, quanto insomma aveva teorizzato e praticato l'Arcadia, trovano nel maggior poeta arcadico, Pietro Metastasio, l’esemplificazione più autorevole. Metastasio attua nel libretto del melodramma una selezione linguistica notevole. Usa un lessico ridotto, limpido, e una sintassi elementare; una lingua quasi povera, ma anche semplice, chiara, precisa. La fortuna e la grande importanza storica del linguaggio metastasiano va riconosciuta appunto nella semplicità, nell’ordine, nella simmetria con la quale raggiunge la rarefazione assoluta che contraddistingue le sue notissime “ariette”, dove il testo pare predisporsi naturalmente per essere musicato […]. Le arie sono di levigata cantabilità, i segmenti della frase bilanciatissimi. Una misura ritmica guida, prima della musica, il significato, e la convenzionalità concettuale è riscattata entro “oggetti ritmici” in sé perfetti, che trasmettono immediatamente un loro incanto fonico-ritmico. Agli antipodi di quello che sarà il linguaggio scabro ed elevato dell’Alfieri, il linguaggio armonioso del Metastasio riuscirà cosi intellegibile a un vasto pubblico. Si spiega l’enorme influenza di Metastasio sull’opera seria, e poi sull’opera buffa, che si prolunga ben oltre il Settecento, proprio per la nuova aderenza tra parola e musica che Metastasio aveva saputo proporre. Mentre in Italia il predominio linguistico del francese dilaga a tutti i livelli, l’italiano per musica si diffonde e si impone su tutti i palcoscenici d’Europa.»

     

    Gian Luigi Beccaria, La letteratura in versi. Dal Settecento al Novecento, in Storia della lingua italiana, a cura di Luca Serianni e Pietro Trifone, Torino, Einaudi, 1993, Volume primo: I luoghi della codificazione, p. 682.

     

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