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Francesco Petrarca: il rapporto con il pubblico

Letteratura e teatro

Nel rapporto col pubblico sta una delle maggiori innovazioni della poesia petrarchesca, una di quelle che hanno segnato il corso della lirica europea. Il testo petrarchesco si rivolge a un uditorio privo di caratterizzazioni sociali o culturali o ideologiche: non è una cerchia aristocratica né un pubblico borghese, non un gruppo di scuola, né un’udienza specializzata (le donne o i fedeli d’amore). L’unico requisito che il testo sembra richiedere al proprio lettore è quello di essere tale, di ascoltare.

 

È forse la prima volta nell’epoca moderna che la poesia lirica si rivolge ad un pubblico non preselezionato tendenzialmente universale. Mentre dunque la prassi poetica duecentesca appare strettamente legata a una specifica referenza sociale, la poesia di Petrarca sembra non volersi rapportare a nessun referente determinato. A questo pubblico indifferente Petrarca propone una storia d’amore, la sua personale storia d’amore.


Una storia però che è anche un itinerario spirituale e in quanto tale un itinerario simbolico, suo e di tutti, individuale ed esemplare. È ovvio allora che un testo di morale cristiana si rivolga a un pubblico universale: una vicenda di salvazione (in senso agostiniano) non può rinchiudersi entro confini socialmente determinati. Al dire d’Amore, che richiede un pubblico intelligente, Petrarca sostituisce il confessare l’amore sollecitando la simpatia, la comprensione, oggi diremmo l’identificazione da parte dei suoi lettori. Se mettiamo in rapporto il voi che inaugura il Canzoniere con quelli io che lo affollano in ogni piega, misuriamo in un sol colpo d’occhio tutta la vastità del pubblico a cui il poeta si rivolge e la limitatezza dell’oggetto su cui le sua poesia si costruisce[1]



[1] Tratto con adattamenti da: Marco Santagata, Dal sonetto al Canzoniere, Liviana, Padova, 1979. 

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