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"I fiumi": la forza della memoria

    Letteratura e teatro

    I fiumi è la più importante e particolare fra le poesie contenute nella sezione Naufragi. Compare già nella raccolta pubblicata nel 1919 col titolo Allegria di naufragi (1919) e che nelle edizioni successive si chiamerà L’Allegria. Scrive Ungaretti in Vita di un uomo:

     

    L’Allegria di naufragi è la presa di coscienza di sé, è la scoperta che prima adagio avviene, poi culmina d’improvviso in un canto scritto il 16 agosto 1916 in piena guerra, in trincea, e che s’intitola Fiumi. Vi sono enumerate le quattro fonti che in me mescolavano le loro acque, i quattro fiumi il cui moto dettò i canti che scrissi allora. Fiumi è una poesia dell’Allegria lunga; di solito, a quei tempi, ero breve, spesso brevissimo, laconico: alcuni vocaboli deposti nel silenzio come un lampo nella notte, un gruppo fulmineo di immagini, mi bastavano ad evocare il paesaggio sorgente d’improvviso ad incontrarne tanti altri nella memoria.

     

    La poesia, che esalta il potere del ricordo e la forza vitale della memoria, ha un carattere fortemente autobiografico, come sottolineano i numerosi pronomi personali e possessivi usati all’inizio delle strofe (Mi, mio, mie, me).

     

    Ungaretti si trova al fronte sul Carso, attraversato dall’Isonzo. È una giornata estiva (16 agosto 1916) e il poeta, in un momento di tregua dalle fatiche della guerra, inizia a camminare sul fondo sassoso del fiume, cercando di tenersi in equilibrio come l’acrobata di un circo, poi si spoglia dei suoi abiti di soldato (sudici di guerra) e si stende al sole. Ed ecco inizia a richiamare alla mente il passato, elencando i fiumi lungo i quali è vissuto: il Serchio, in Lucchesia, terra di origine del padre e della madre; il Nilo, in Egitto, dove è nato; la Senna, a Parigi, dove si è formata la sua cultura. I fiumi, e con loro le esperienze di vita che costituiscono l’identità, sono vivi e presenti dentro il poeta, come evidenziano i pronomi dimostrativi usati per anafora (Questo, Questi). Perciò dopo essersi rimescolato nei suoi fiumi e aver conosciuto e ricomposto se stesso, il poeta può abbandonarsi docilmente al fluire della vita e sentirsi in armonia con l’universo.

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